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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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Fra il '25 e il '26 del secolo scorso, il fascismo, divenuto regime, varava le "leggi fascistissime", che nel forsennato attacco liberticida annientavano la libertà di stampa chiudendo i giornali n

 

Dino Greco, "Liberazione" 24 dicembre 2010, p. 1

 

Fra il '25 e il '26 del secolo scorso, il fascismo, divenuto regime, varava le "leggi fascistissime", che nel forsennato attacco liberticida annientavano la libertà di stampa chiudendo i giornali non allineati al potere dittatoriale. Oggi, sotto il tallone di Berlusconi, non si usa il fuoco e - formalmente - neppure la censura: basta chiudere il rubinetto dei modesti finanziamenti pubblici che consentono ai giornali di partito, di idee e cooperativi, cui non arriva il becco di un quattrino dalla pubblicità, di sopravvivere. E lo si fa nel modo più ipocrita e vigliacco. Dopo aver approvato una finanziaria che, sostanzialmente, confermava la dimensione dei finanziamenti sino ad oggi accreditati all'editoria, con un colpo di mano, solo qualche giorno dopo, attraverso il decreto "milleproroghe", quelle risorse vengono sequestrate. Dicono: per dirottarle verso il cinque per mille, il cui fondo era stato improvvidamente taglieggiato dalla legge di bilancio. Come se le due voci di spesa fossero inesorabilmente legate; come se il mantenimento dell'una comportasse - automaticamente - il sacrificio dell'altra; come se avesse senso mettere in competizione la meritoria attività di tante Onlus e dei loro operatori sociali con il pluralismo dell'informazione. Perché questo si sta facendo, per dare una falsa patina di nobiltà alla proditoria intenzione di cancellare un pezzo rilevante della stampa libera e indipendente, quella non omologata e critica verso i palazzi del potere, quella che si è dimostrata più capace di connettersi alle lotte, ai movimenti, ai fermenti sociali, ai temi spesso oscurati o rimossi dalla grande stampa.
Attore protagonista di questo violento - sì, violento! - attacco all'informazione non gradita, di questo ulteriore scacco alla democrazia è il ministro Giulio Tremonti, colui che soltanto un anno fa spiegò che mai avrebbe permesso che giornali che affondano le proprie radici nella storia e nella cultura politica del Paese potessero essere spenti ad opera del governo. Ma è stato proprio il superministro dell'economia, ospitato qualche settimana fa con singolare rilievo dal Fatto Quotidiano, a fare mostra di pelosa indignazione per il taglio del cinque per mille, a manifestare l'intenzione di porre riparo a quell'ingiustizia e ad indicare anche - con infallibile mira ed ostentata enfasi - dove si dovessero reperire le risorse necessarie, compatibilmente con il vincolo dell'invarianza di bilancio. Fine del gioco delle tre carte.
Il fatto è che la libertà di stampa, in Italia, vale meno del costo di uno solo dei 131 cacciabombardieri Eurofightiers destinati ad ammodernare il nostro arsenale militare. Quando si dice le priorità. Per inciso, nello stesso decreto "milleproroghe" è previsto il rifinanziamento della missione militare in Arghanistan: 750 milioni per il primo semestre dell'anno a venire.
Ora è necessario reagire e farlo in fretta. Se non fosse ancora del tutto chiaro, è bene prendere coscienza che il colpo di scure che ci viene assestato equivale ad un requiem per gran parte delle testate che, una volta private di queste insostituibili risorse, sarebbero costrette a chiudere, essendo ben poche, fra di esse, quelle che possono attingere ad altri forzieri.
Solo una sollevazione democratica, forte e corale, qui ed ora, può impedire che questo sopruso si compia. Domani sarebbe troppo tardi.

 

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