Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Ogni anno, a cominciare dal 2004 celebrando il “Giorno del ricordo” per ricordare la tragedia delle foibe e dell’esodo, rischiamo inevitabilmente di dimenticare la storia. Non si possono giustificare i crimini commessi in Istria nell’autunno del 1943, ma nel ricordarli bisognerebbe condannare anche i crimini e le violenze fasciste.
Le popolazioni slave e croate subirono vent’anni di repressione fascista nei territori annessi all’Italia dopo la prima guerra mondiale, repressioni che portano centinaia e migliaia di allogeni nelle carceri del Tribunale speciale, al confino, ma anche davanti ai plotoni di esecuzione, alla cancellazione della lingua e dei cognomi sloveni e croati e altri atti persecutori in tutto il territorio della Venezia Giulia e del Quarnero. 350.000 civili montenegrini, croati e sloveni furono massacrati, fucilati o bruciati vivi nelle loro case durante i cosiddetti rastrellamenti delle truppe italiane che aggredirono l’ex Jugoslavia nell’aprile del 1941, occupando il Montenegro, la Dalmazia e parte della Slovenia annettendosi larghe fette di quei territori. Oltre 100.000 civili, compresi donne, vecchi e bambini, furono deportati e rinchiusi in oltre 100 campi di concentramento disseminati nelle isole Ugljan, Molat e Arbe in Dalmazia fino a Gornas nel Friuli; migliaia di essi furono falciati da malattie, fame, freddo e da maltrattamenti in quei campi del Duce. Altre migliaia di vittime furono quelle delle vendette fasciste, dei crimini compiuti dai fascisti repubblichini italiani al servizio dei tedeschi nei territori della Venezia Giulia e del Quarnero dopo l’occupazione di quelle terre da parte della Wehrmacht, della loro annessione al III Reich, ovvero alla costituzione della Zona del Litorale Adriatico, dopo la prima decade dell’ottobre del 1943 e fino alla fine di aprile del 1945. Nella sola Istria i tedeschi, con la collaborazione della X Mas italiana, della cosiddetta Milizia Difesa Territoriale Italina, in quadrata nei reparti germanici e di altre formazioni militari o paramilitari, massacrarono oltre 5.000 civili distruzzero col fuoco alcune decine di villagi, deportarono 12.000 altri civili; e tutto ciò per “sterminare la barbara razza slava”. In realtà sterminarono italiani, croati e sloveni senza distinzione, all’epoca tutti cittadini italiani.
Nel periodo che va dal 4 ottobre del 1943 al 30 aprile del 1945, durante il quale l’Istria fu gestita con le armi dai fascisti italiani e dai tedeschi, fu un continuo susseguirsi di stragi. In questi massacri, i fascisti repubblichini fecero da guida, da informatori/delatori, ma furono pure quasi sempre esecutori. Tra i reparti italiani al servizio delle SS che si distinsero nelle stragi ricordiamo il Reggimento Istria, comandato da Libero Saturo, il reparto “Mazza di Ferro” comandato dal capitano Graziano Udovisi (Udovicich” e l’unico reparto di combattimento formato da solo donne, il Gruppo d’azione “Norma Cossetto” che alla sua costituzione fu passato in rassegna a Trieste dal segretari generale del Partito Fascista Repubblicano Alessandro Tavolini. Ci furono eccidi che contavano dalle 10 alle 70 vittime al giorno fino a raggiungere le 300 del villaggio di Lipa il 30 aprile del 1944, con il cielo noturno quasi sempre illuminato dalle fiamme degli incendi dei paesi.
Dai documenti firmati dal Vescovo di Trieste Antonio Santin, che dopo aver denunciato mese dopo mese l’assassinio di vari sacerdoti istriani impiccati o fucilati dai nazifascisti, il prelato così scrisse in una nota apparsa sul settimanale “Vita Nuova” in data 18 aprile 1944: “Quello che avviene nell’Istria è spaventoso. Le povere popolazioni stanno pagando un terribile contributo di sangue e di distruzione delle loro case. Lo spavento incombe su tutto e su tutti. Molti innocenti sono stati uccisi. Questo dopo la prima invasione dei partigiani e il conseguente rastrellamento (dei nazifascisti) che avevano giù prodotto rovine ingenti e un numero elevato di morti. Noi assistiamo angosciati a tanta rovina.”
Cinque giorni dopo, il 23 aprile, Mons. Santin scrisse una lettera al comandate tedesco Wolsegger: “In gran parte dell’Istria non vi è più traccia di vita civile. Regna il terrore. La popolazione dell’Istria è sottoposta a prove che hanno raggiunto il limite estremo dell’umana sopportazione. In vastissime zone della provincia si conduce una vita da allucinati.” La gente era costretta a vivere nei fienili, in grotte, in rifugi di fortuna, per non essere presa. “Quando passano le formazioni SS allora avvengono le cose più atroci e più disonorevoli: uccisioni di innocenti trovati a casa o sul lavoro, ruberie, violenze, distruzioni di case e beni. Cose indescrivibili e ignominiose. La gente fugge è terrorizzata.”
Le foibe ci sono state, l’esodo c’è stato, ma ci sono state anche le persecuzione italiane, e nelle foibe non sono spariti solo italiani per opera dei soli partigiani titini, ma molte altre vittime innocenti per opera dei nazifascisti. Dove sta la verità?
Da “Memoria in Campo” di Giacomo Scotti, “Il manifesto” mercoledì 10 febbraio 2010.