Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Maurizio Pagliassotti, www.liberazione.it
"Fare saltare il banco" il quindici ottobre in val Susa significherà aprire un varco nelle reti che cingono il cantiere-fortezza, invadere un'area grande quanto tre campi di calcio, piantare una
bandiera Notav nel centro del cantiere. E poi uscire, ordinatamente. Il varco potrebbe essere largo anche solo un metro. Per fare questo saranno chiamati a raccolta tutti coloro che in Italia
vedono negli sperperi come l'alta velocità in val Susa una delle cause che stanno riducendo lo stato sociale allo stadio larvale. Vi sarà un appello agli uomini e alle donne del mondo della
cultura, del lavoro e anche della politica, affinché ci siano loro in prima fila e a mani nude. Richiesta ovviamente estesa a tutti coloro che parteciperanno. Di fronte alle reti anche le
famiglie della valle e non, mentre l'ala anarchico-autonoma avrà un ruolo di controllo rispetto eventuali infiltrati, la cui presenza negli scontri dello scorso nove settembre è ormai certa.
Sotto copertura anche coloro che non vorranno rispettare il programma. Il lancio di pietre non verrà ammesso e nemmeno l'utilizzo di mascherine più o meno professionali anti lacrimogeni.
I cinquecento riunitisi due sere fa presso la sala polivalente di Villarfocchiardo hanno votato questo piano, molto pacifista nelle intenzioni ma esposto a rischi come mai prima d'ora. Nelle
ultime settimane il lancio di lacrimogeni come se piovesse da parte delle forze dell'ordine si è scatenato per molto meno. Esiste inoltre la possibilità che nei prossimi giorni tutta l'area venga
dichiarata zona di interesse nazionale, e su di essa quindi vigano le regole d'ingaggio delle basi militari.
La località Clarea, dove si svolgerà la manifestazione, è un fondo valle sperduto tra bellissimi boschi di castagno e vigneti, raggiungibile con quaranta minuti di marcia su strada dissestata. Le
auto non possono arrivare e le comunicazioni sono quasi impossibili. Una volta giunti al cantiere i manifestanti verranno sparpagliati lungo le recinzioni, circa un chilometro di estensione, e
qui inizieranno i lavori per l'apertura di un varco. Le reti oggi sono sovrastate dal filo spinato e per centinaia di metri hanno una base in cemento. Ma l'idea di riuscire a proteggere tutto il
confine appare ardua: necessiterebbe lo spiegamento di migliaia di soldati o in alternativa un uso massiccio di lacrimogeni e idranti, forse come mai prima d'ora. Tutto questo in un giorno dove i
tumulti sono previsti ovunque nel paese per via del giorno degli indignati.
Già oggi i militari dispiegati all'interno del cantiere sembrano pochi e male attrezzati. Chiedono infatti condizioni più dignitose per il loro lavoro. Al posto del panino alla sera una cucina da
campo e baracche per proteggersi dal freddo dell'inverno in arrivo. Ma soprattutto chiedono il pagamento degli straordinari fermi allo scorso giugno. Anche per loro vale il dilemma: o il buco
nella montagna o i servizi pubblici. Sotto traccia, pare, vi sarebbero anche malumori causati dal timore che i gas respirati durante gli scontri possano avviare processi tumorali.
Prima del fatidico quindici ottobre, che forse sarà il giorno più importante della ventennale battaglia Notav, si svolgerà un tour di sensibilizzazione in giro per l'Italia, alcune biciclettate a
Torino, e diversi incontri proprio al presidio Clarea. Il primo ottobre davanti alle reti arriverà anche don Gallo da Genova