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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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DONNE CONTRO LA NATO E CONTRO LA MILITARIZZAZIONE

In questi giorni cadono due eventi importanti: il summit dei paesi Nato a Lisbona il 19-21 novembre, che ha visto la contestazione da parte delle Donne in Nero e di altri movimenti pacifisti di molte città europee, e la giornata internazionale contro la violenza sulle donne il 25, con iniziative collettive a Vicenza il giorno 27. Vogliamo ricordarle insieme, perché la violenza che le donne di tutto il mondo subiscono in famiglia, nei luoghi di lavoro, nei media, nelle strade, e contro cui da sempre ci battiamo, diventa esponenziale, e la norma, nelle situazioni di conflitto armato. Le donne in guerra sono da sempre considerate bottino, prede, e la loro vita è molto più indifesa di quella degli stessi combattenti armati.

La maggioranza delle vittime civili, di rifugiate, di sfollate, da sempre sono donne, che con i bambini costituiscono l’80% dei milioni di persone vittime di una delle tante guerre attuali; spesso esse devono affrontare il problema della sopravvivenza della famiglia, dei figli, come unico capo famiglia. Lo stupro di donne e bambini è l’arma di guerra più brutale, più bestiale, insieme alla riduzione in schiavitù sessuale, attuati da tutti gli attori dei conflitti, siano essi militari che peacekeepers (www.ecn.org/reds/donne/mondo...).

Anche attorno alle basi fiorisce lo sfruttamento sessuale, che spesso prende forme di vera violenza da parte dei soldati, come ricordano le prostitute di Pordenone, attorno ad Aviano, e come a Vicenza con orrore ricordiamo per uno dei casi, quello della ragazza nigeriana ridotta in fin di vita da un “combattente” Usa, che al processo ha avuto le attenuanti dello stress subito nella guerra in Iraq. La provincia di Vicenza ha il più alto numero di locali a luci rosse del Nord Italia….

La violenza dei soldati frustrati si abbatte sulle donne, comprese le partners e le colleghe: sono 3000 gli stupri denunciati dalle soldatesse americane nel 2008 compiuti dai loro commilitoni, mentre aumentano le violenze in famiglia dei reduci di guerra, oltre al tasso di suicidi, indice di grave sofferenza psichica (v. articoli War torn, New York Times, 2008). Nel nuovo dispiegamento della 173° Brigata Usa a Vicenza è stato predisposto un servizio imponente per i disturbi mentali dei reduci.

Noi ci chiediamo con sgomento: ma queste guerre sono necessarie? che mondo è mai questo che causa tanta sofferenza, e morte, e terrore nelle popolazioni? In nome di chi e di quale idea di futuro, di benessere, ci stiamo armando, stiamo costruendo e vendendo armamenti, stiamo partecipando a “missioni di pace”, stiamo offrendo i nostri territori? Francamente ci sembra una vera follia, e ci lascia allibite la noncuranza, la falsità, l’arroganza con cui tutto ciò è deciso sulle nostre teste, dai governanti di tutti gli schieramenti.

Il militarismo non riguarda solo soldati e armamenti, ma esprime un modo di pensare, di sentire, di comportarsi, radicato purtroppo nelle nostre coscienze, in tutta la società, come abbiamo visto anche col progetto Balilla e “Allenati per la vita”, con cui si cerca di passare come educativa la cultura militare; quando abbiamo bisogno di umanità, di vicinanza, di comunità, di prossimità disarmata.

La militarizzazione avanza con minacciose prospettive per il nostro futuro, a cui ci opponiamo con tutte le nostre forze, in nome della vita. Avanza con la base di guerra Dal Molin, una del centinaio che ricoprono il nostro territorio, con la connessa devastazione territoriale, col suo impatto ambientale e sociale, coi rischi taciuti per la sicurezza della città. Base che contribuirà a portare morte e odio nelle terre di occupazione Usa, in nome della sbandierata lotta al terrorismo, dimenticando di dire che il terrorismo è moltiplicato in diverse aree del mondo dopo l’invasione dell’Iraq; ma permette agli Usa di creare il nuovo nemico da combattere dopo la fine del regime sovietico, per espandere il controllo sulle risorse mondiali. Per i propri scopi, e per quelli dei mercanti di morte, anche nostrani, che fanno i soldi con le basi e gli armamenti.

Avanza con i programmi di allargamento della Nato, che dal 1999 è passata da una strategia di difesa ad una  strategia di interventi allargata a tutto il mondo, ovunque si  giudichino minacciati gli "interessi" dei paesi membri, ed ha promosso la guerra nei Balcani, chiamandola "guerra umanitaria". La Nato sta creando una rete militare sempre più fitta; ha discusso in questi giorni a Lisbona sulle testate nucleari in Europa, quelle che Obama ha detto di voler smantellare, e che invece l’Alleanza Atlantica vorrebbe spostare in Italia o in Turchia. Qui da noi, ad Aviano, nel silenzio assordante o nella complicità del governo. Che cosa hanno deciso? Che patti segreti ha fatto Berlusconi con la Nato? Sul suolo europeo ci sarebbero, secondo fonti autorevoli, ancora 200 bombe nucleari americane, che originariamente servivano da deterrente durante la guerra fredda, e in Italia dalle 70 alle 90 bombe, alcune addirittura 10 volte più potenti di quella di Hiroshima (Il Manifesto 28.10.10)

Rifiutiamo la militarizzazione del nostro territorio, della nostra cultura. Non vogliamo che la risposta alla crisi globale sia il controllo militare, non vogliamo che le risorse del paese, i nostri soldi, vengano assorbiti dagli armamenti: nel 2008 ogni cittadino italiano ha speso 689 dollari in spese militari, più dei tedeschi e dei giapponesi (rapporto Sipri); ben 16 miliardi sono previsti tra il 2009 e il 2026 per l’acquisto di 131 cacciabombardieri JSF, mentre ogni anno di “Missione di pace” in Afghanistan dal 2007 ci costa 300 milioni di euro (La Repubblica, 12.10.10).

Con 25 aerei da guerra F35 da 100 milioni di euro l’uno si potrebbe ristrutturare il centro dell’Aquila e 5000 case lesionate. Con i soldi delle spese militari potremmo costruire asili, mettere in sicurezza scuole, investire nella sanità. In un tempo di cassa integrazione, di crisi, di nuova povertà, vogliamo che i soldi nostri siano spesi per la ricerca, il lavoro per i giovani e i cassintegrati, i servizi sociali, la cultura, la scuola, i consultori, le case per le donne, per il volontariato di cui ci si pavoneggia, a cui però si stanno sottraendo fondi, mentre si rifinanzia con 750 milioni di euro la cosiddetta missione di pace in Afghanistan. Con solo una parte delle spese militari Usa si potrebbe debellare la fame nel mondo….

Per questi motivi, assieme ad altri gruppi di donne, a movimenti internazionali, alle Donne in Nero, al Wloe (Women and life on earth), diciamo no alla militarizzazione e no alla Nato, perché non serve alla difesa e alla sicurezza, che devono basarsi su negoziati pacifici; perché è un’alleanza militare che passa sopra all’ONU e al  sistema di leggi internazionali,   accelera la militarizzazione del mondo,  fa aumentare le spese per gli armamenti (il 75% della spesa  militare mondiale è dei paesi NATO). Le donne rivendicano un mondo libero dalla guerra, dalle basi, dagli armamenti, e chiedono di investire sui figli e sul futuro le risorse di tutti: perché le donne col loro impegno quotidiano sopperiscono alla mancanza di politiche sociali, e facendosi carico dei bisogni della vita, sostengono l’economia generale del paese.

Gruppo Donne del Presidio permanente Nodalmolin

gruppodonne@nodalmolin.it

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