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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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Don Gallo: il 25 aprile e il primo maggio per me sono sacri

«Lo dico da vecchio prete che ha vissuto dall'inizio alla fine il ventennio del fascismo: la domenica è sacra, ma pure il 25 Aprile non si tocca. E nemmeno il Primo Maggio. Anzi, a sentire che a Roma vogliono spostare la festa della Liberazione e quella dei lavoratori, un po' prima o un po' dopo a seconda del tornaconto, mi tocco io per vedere se ci sono». Don Andrea Gallo, prete di strada genovese come ama definirsi, è intervenuto sulla volontà del governo di fare "cassa" spostando le date delle festività. «Provate a dire a un francese (di destra o di sinistra, non importa) di spostare la presa della Bastiglia dal 14 luglio, sentirete cosa vi risponde». La storia non si può cambiare e nemmeno il calendario, ribatte Don Gallo, perché spiega: «Se qualcuno cancella la memoria o manipola il passato non so dove si possa andare a finire. E non è retorica o difesa delle ideologie: l'Italia vera nasce nel giorno della Liberazione». E il 25 Aprile è la festa di tutti. «La politica della sobrietà e della lotta agli sprechi è giusta. Però non si può pensare che le sorti economiche della nazione si salvino cancellando due feste che sono alle radici della nostra storia e della Costituzione. Io, da prete - conclude Don Andrea - quando lo Stato abolì dal calendario delle feste civili la solennità cattolica del Corpus Domini ci rimasi male. Era una festa popolare e amata dal popolo, peccato che cada al giovedì. Ma il 25 Aprile è una festa laica cristiana comunista socialista repubblicana, tutto in una volta e tutto d'un fiato, non celebra solo la Resistenza ma la fine della più nefasta delle guerre».

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