Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Maurizio Pagliassotti, www.liberazione.it
I cittadini di Susa forse non avranno più lo possibilità di godere del Nabucco. L'opera di Giuseppe Verdi era in programma per i primi di settembre, pagata in parte da un contributo della
Italcoge, benché piena di debiti. Una ditta non troppo amata in val Susa perché incaricata da Ltf (Lyon Turin Ferroviaire) con trattativa privata di preparare il cantiere della Maddalena,
occupato nei mesi di maggio e giugno dai presidianti Notav. Un appalto succoso, pari a circa un milione e mezzo di euro. Quello del tunnel geognostico, immensamente più ricco, è stato invece
vinto dalla Cmc, la mega cooperativa emiliana specializzata in grandi, e controverse, opere.
Ma poi è arrivato il tre agosto e il fallimento della Italcoge è stato decretato dal Tribunale di Torino. Un fulmine a ciel sereno che ha squassato la valle, una mazzata pari a sessanta posti di
lavoro in fumo, in un territorio già ampiamente colpito dalla delocalizzazione selvaggia. La Italcoge pochi giorni prima era stata oggetto di un misterioso attentato: sconosciuti entrati nel
piazzale della ditta avevano incendiato alcuni mezzi. Senza alcuna prova la responsabilità venne attribuita immediatamente a chi si oppone alla Torino Lione. Mentre il fumo si alzava a Susa, e
non solo, a sessanta chilometri di distanza il Tribunale di Torino decideva se far vivere o meno la Italcoge, e se dare anche un duro colpo politico, implicito ovviamente, a tutta la struttura
organizzativa che tiene in piedi il progetto alta velocità in Val Susa: Ltf e Mario Virano in primis. Il tre agosto giunge così il fallimento. Da subito si parla di cifre esigue, seimila euro, e
si rassicura non già sul futuro degli operai mandati a spasso, bensì sulla prosecuzione dei lavori di recinzione del cantiere. Qualcuno si sbilancia e riesce ad addossare la responsabilità del
fallimento ai Notav. Mentre tutti sbraitano e rassicurano, il movimento inaspettatamente tace, aspetta le motivazioni del giudice. Giunte martedì, un giorno in cui stranamente le proteste
pacifiche guadagnano un posto di riguardo nella stampa main stream. Stranamente perché il banchetto a Susa con i prodotti tipici del Tav (i lacrimogeni) ed il volantinaggio esterno alla seconda
ditta appaltante, la Martina spa, è prassi quotidiana o quasi.
La motivazione del tribunale di Torino è molto pesante e racconta molto ha chi a orecchie per intendere. Il giudice Bruno Conca nella sentenza spiega che è stato un debito erariale pari a quattro
milioni di euro ed il relativo mancato pagamento, fin delle prime rate, della rateizzazione concessa alla società, circa cinque anni fa, a determinare il fallimento della Italcoge. Aggiunge che
un tentativo di accordo fra le parti è stato ricercato ma una banca creditrice, per oltre un milione e mezzo di euro, si è opposta. Conca spiega che neanche la fusione con un'altra società
prospettata dalla Italcoge come soluzione allo stato di crisi sarebbe bastata a salvare l'azienda perché la Invest vanta un capitale sociale di ventimila euro. In questo contesto finanziario
«l'insolvenza è pienamente sussistente e pertanto - conclude la sentenza - sussistono tutti i presupposti per dichiarare il fallimento». Il giudice quindi ha scritto che non esisteva nessuna
speranza di salvare l'Italcoge.
L'avvocato Francesco Torre, legale del gruppo Lazzaro, di cui fa parte anche la ditta Italcoge, ha ammesso la presenza del debito erariale ma ha ribadito la bontà della fusione bocciata invece
dal giudice, in quanto la ditta Invest ha un patrimonio pari a cinque milioni di euro, utili per la ricapitalizzazione. Riguardo alla questione della ristrutturazione del debito, Torre precisa
che «era una questione che la società stava coltivando, ma non sono mai stati depositati accordi in Tribunale. Vi era soltanto un'istanza di moratoria che - ha concluso - era una cosa totalmente
diversa».
Il problema della Italcoge è ovviamente occupazionale. Ma è anche politico. Come è possibile che un appalto così importante sia stato assegnato a trattativa privata ad una ditta con così gravi
problemi? La sentenza del Tribunale di Torino, giunta nel momento più caldo della vicenda Tav, fa supporre inoltre un meta messaggio da parte dei giudici: attenzione ai naviganti, abbiamo gli
occhi puntati non solo su chi fa casino ma anche sugli appalti e sulle potenziali derive ad essi collegati.