Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Fulvio Vassallo Paleologo, www.liberazione.it
Il decreto legge annunciato dal governo sulla direttiva rimpatri e sul prolungamento della detenzione amministrativa, se recepisce alcuni aspetti positivi come la riduzione a cinque anni del
divieto di reingresso, mantiene una ampia discrezionalità amministrativa sulla scelta del rimpatrio forzato. Si prevede che la mancanza di documenti di identità concretizzi di per sé il "rischio
di fuga" e dunque consente di procedere immediatamente all'accompagnamento forzato in frontiera. Non sembrano neppure garantite le procedure che la direttiva prevede nel caso di trattenimento
amministrativo nei Cie soprattutto per quanto concerne la convalida delle diverse proroghe del trattenimento.
Si corre ancora il rischio di trattenimenti sommari e di "convalide collettive" senza motivazioni individuali come successo nei giorni scorsi a palazzo San Gervasio (in provincia di Potenza)
peraltro in palese contrasto con i diritti di difesa riconosciuti a tutti dall'articolo 24 della nostra Costituzione. Preoccupa, soprattutto in un momento nel quale Frattini annuncia nuovi
accordi di respingimenti e di riammissione in Libia, il mantenimento di fatto, al di là del parziale riconoscimento del rimpatrio volontario, di un sistema che si basa nella maggior parte dei
casi proprio sul normale accompagnamento forzato degli irregolari. La Corte Costituzionale lo scorso anno aveva affermato che un sistema basato sulla normalità dell'accompagnamento forzato
risultava in contrasto con la direttiva comunitaria sui rimpatri.
Il prolungamento a diciotto mesi della detenzione amministrativa non comporterà una maggiore "effettività" dei respingimenti e delle espulsioni, ma renderà ingovernabili strutture nelle quali già
oggi si moltiplicano atti di autolesionismo, tentativi di fuga con conseguenti operazioni di repressione di ogni minima protesta; operazioni che appaiono configurare quei trattamenti disumani o
degradanti vietati dall'articolo 3 della Convenzione europea a salvaguardia dei diritti dell'uomo.
Infine, in base alle testimonianze già raccolte nei Cie, sembra diventato carta straccia l'articolo 13 della Costituzione che vieta qualunque violenza ai danni di persone delle quali si limita la
libertà personale; a maggior ragione questo deve valere tanto nei Cie quanto in tutte le altre strutture che impropriamente vengono utilizzate per praticare la detenzione amministrativa.