Renato Cardazzo segretario regionale Veneto del PRC - Continua in Consiglio regionale la "maratona" per l'approvazione dello Statuto, l'importante caposaldo di principi e di valori che danno l'indirizzo del progetto territoriale e segna i confini politici, culturali, sociali del Veneto.
l precedente Statuto, entrato in vigore negli anni '70, aveva garantito un contorno democratico condivisibile, pur con le accentuazioni imposte dall'allora predominio assoluto della Democrazia Cristiana e dalla non applicazione - ma questo vale anche per la Costituzione - degli aspetti di maggior interesse sociale e politico. Il testo attualmente in discussione, votato nella apposita Commissione con l'unica astensione del consigliere Pietrangelo Pettenò della Federazione della Sinistra, si dipana tra condivisibili principi solidaristici, di promozione sociale, di garanzia nei diritti fondamentali e aperture alla propaganda leghista che prova a giustificare le leggi "differenziali" dei "prima i veneti". Alla questione del nuovo Statuto, seguirà la scrittura del nuovo Regolamento regionale, con l'obiettivo di privare l'opposizione degli strumenti oggi troppo efficaci che limitano la "governabilità", e la nuova Legge elettorale, anche questo passaggio imposto dal federalismo che prevede che ogni Regione si dotti di propria legge. Fin dalle prime battute si è capito l'andazzo dell'intera vicenda: vi è un accordo sostanziale e coincidente, tra Lega e PD, che prevede la scrittura sullo Statuto di alcuni capisaldi che aprono la strada alla riduzione della rappresentanza, al rafforzamento del bipolarismo che finalmente si possa liberare delle minoranze "massimaliste", per un sano consociativismo dell’ Alternanza". Usiamo toni forti ma, in realtà, il consigliere Reolon del PD, illustrando le tesi del suo gruppo politico in Consiglio regionale è stato ancor più esplicito, manifestando tutto il proprio astio politico nei confronti di Rifondazione, rea di oscurare la “vera” opposizione giudiziosa e accomodante. Non scopriamo l’acqua calda, fin da inizio legislatura è evidente che non si è voluto costruire una opposizione comune e che nel PD una significativa componente della delegazione in Consiglio regionale è convinta che il proprio ruolo è quello di fare terreno bruciato alla propria sinistra, invece che occuparsi della disastrosa gestione del bene comune fatta dal centro destra. Ecco allora che il PD ha avuto la bella idea di provare ad inserire nello Statuto la riduzione del numero di consiglieri, passando dagli attuali 60 a 50. Tutto giustificato dal fatto che la gente vuole la riduzione dei costi della politica e che era indispensabile non lasciare al Presidente Zaia il primato dell’antipolitica. Una strategia inaccettabile che non è attacca gli sprechi, i privilegi, bensì insegue l’ondata populista facendo confusione tra ”costi della democrazia” e “costi della corruzione della casta politica”. Ecco allora la ricetta bidone: tagliare i gruppi minori, impedire che alcune forze politiche abbiano diritto di rappresentanza, nello stesso tempo lasciare inalterati i privilegi agli altri consiglieri rimasti (del PD, del Pdl e della Lega). Su questo aspetto vogliamo non essere fraintesi quindi è bene si sappia che il PRC e la Federazione della Sinistra Veneta, sono per una drastica e sostanziale riduzione dei costi del clientelismo e parassitismo partitocratrico. Riteniamo indispensabile portare gli stipendi dei consiglieri regionali (di tutti i consiglieri) a non oltre il doppio di una stipendio di un operaio (riducendo l'attuale compenso di ben oltre il 50%); eliminare i vitalizi, garantendo che gli anni dedicati alla politica siano ovviamente validi per la contribuzione previdenziale; eliminare i rimborsi forfetari che un consigliere regionale ottiene per recarsi al lavoro anche quando al lavoro non si reca. Ma per ridurre i costi della politica bisogna ovviamente partire dalla struttura della Regione Veneto, con gli uffici amministrativi, travolti da una costante infiltrazione partitica che umilia le competenze pubbliche. La Lega Nord ha mostrato su questo terreno tutta la voracità di cui è dotata, occupando tutto l’occupabile, spartendosi con il Pdl, ogni ambito disponibile Il taglio profondo va fatto, quindi, in primo luogo sulle nomine politiche che hanno occupato tutti i carrozzoni creati dalla Regione: Veneto Sviluppo, Agenzia Regionale Sanitaria, Avepa, Ater, Consorzi di Bonifica... luoghi che hanno ampiamente dimostrato la loro inefficienza ma che garantiscono poltrone con stipendi d'oro e clientele partitiche. Vanno tagliati i soldi spesi in consulenze esterne costosissime, in sperperi ingiustificabili (si pensi alla sanità ed ai milioni regalati ai privati).Per le altre Agenzie la cui utilità sia dimostrata nessuna nomina per i dirigenti esterni, ma utilizzo del competente personale di cui la Regione Veneto dispone (pensiamo alle nomine politiche che hanno distrutto l’ARPAV e che sono costate enormi quantità di denaro pubblico buttato a mare)Cura dimagrante per Presidente della Giunta, Assessori, Gruppi consiliari. Anche in questo caso occorre intervenire garantendo il rispetto democratico che permetta una adeguata strutturazione e funzionamento della politica. Ci sono molti uomini e donne che da anni lavorano per far funzionare il Consiglio e ne hanno rappresentato spesso la vera ossatura: per scrivere le leggi, per garantire il ruolo ispettivo dei consiglieri, per mantenere una adeguata relazione tra il lavoro degli eletti e la giusta informazione con il territorio. Spesso con contratti precari, a tempo determinato. Noi riteniamo corretto che queste persone siano regolarizzate e possano aver riconosciuto un loro diritto. Altra cosa sono invece i soldi che entrano per far funzionare Assessorati, uffici, gruppi consiliari e che invece finiscono per essere usati per altri scopi. Con queste proposte molto concrete la riduzione delle spese sarebbe dieci volte superiore a quella derivante dal taglio di dieci consiglieri e nello stesso tempo non si priverebbe di legittima rappresentanza una parte della società veneta. Per dirla in soldoni: 60 consiglieri al costo di 30. Altro ragionamento che merita attenzione è proprio quello del rapporto tra popolazione e rappresentanza politica. Nel Veneto i 60 consiglieri attuali rappresentano il rispettivo di un eletto ogni 81.000 cittadini. Oggi PD e Lega propongono 50 consiglieri, quindi un consigliere ogni 100.000. Ma cosa succede nelle altre Regioni del nostro paese? Nelle Marche si elegge un consigliere ogni 36.000 abitanti. In Piemonte, uno ogni 73.000; in Toscana uno ogni 68.000; in Molise, uno ogni 10.000, in Sardegna uno ogni 20.000. Nel vicino Friuli, uno ogni 20000 e nel Trentino uno ogni 15.000.
Come si vede in molte regioni i cittadini hanno maggior rappresentanza. E nei paesi europei a noi confinanti? Nella vicina Carinzia austriaca si elegge un consigliere regionale ogni 16.000 abitanti; nella Baviera nella tecnocratica Germania, si elegge un consigliere regionale ogni 64.000 abitanti. Sempre nell'area dell'"Alpe Adria" , tanto cara ai governatori veneti di questi ultimi vent'anni: Slovenia, un eletto ogni 16.000 abitanti; nell'Istria Croata, un eletto ogni 7000 abitanti. Oppure nella tanto sbandierata Catalonia federalista, modello per la Regione Veneto: un eletto ogni 6500. Come si vede anche 60 consiglieri per dare adeguata rappresentanza ai cittadini del Veneto sarebbero pochi, stando alle valutazioni di gran parte dei paesi confinanti. Ma cosa significa dare adeguata rappresentanza. In Consiglio regionale del Veneto ci sono consiglieri che rappresentano lobbie economiche e finanziarie, agricoltori, cacciatori, scavatori, imprenditori... perché mai non ci dovrebbe essere posto per coloro che intendono difendere gli interessi generali dei lavoratori, dei proletari, degli immigrati, degli ultimi, di coloro che ancor oggi vorrebbero veder cambiare la società. Si pensa davvero che dovremmo rimanere inermi a vedere che con un colpo di mano PD, Lega, Pdl possano cambiare le regole del gioco e mettere fori legge le istanze dei comunisti? Si possono usare molti metodi per mettere fuori dalle istituzioni i comunisti e le istanze che rappresentano: tagliare i consiglieri, mettere sbarramenti elettorali … ma per provare a mettere fuori legge i comunisti dalla società bisognerà andare oltre, come fecero i regimi nazisti e fascisti.