Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Gentile redazione di Liberazione, abbiamo letto sul vostro giornale di sabato 2 luglio la lettera dell’Assessore alla Risorse Umane della Regione Puglia, Maria Campese riguardo alle polemiche sorte sull’Acqua in Puglia e, a beneficio di quanti hanno letto l’articolo, ci sembra opportuno sottolineare alcuni aspetti del dibattito che continuano ad essere elusi. La norma approvata dal Consiglio Regionale della Puglia il giorno dopo la vittoria dei SI ai Referendum sull’acqua non indica la tipologia di soggetto di diritto pubblico, lasciando così ancora il dubbio se l’AQP come S.p.A. abbia cessato realmente di esistere. L’acquedotto pugliese sarà ripubblicizzato solo quando cesserà di essere una società per azioni. Infatti, allo stato attuale non è più sufficiente l’indicazione generica di “soggetto di diritto pubblico” ma è importante (e dal 13 giugno possibile) indicare il tipo di soggetto in cui si trasforma: azienda speciale, consorzio di comuni, istituzione. Questo non è ancora stato fatto. Per questo attendiamo il regolamento.
L’Assessora dice che si sarebbe dovuto riconoscere alla Puglia (cioè al Governo) “di aver fissato nell’80% degli utili la quota di reinvestimento, nel 18% la quota dedicata a garantire il diritto
all’acqua a chi non può pagarla, il 2% al fondo internazionale per il diritto universale all’acqua” e più avanti si domanda “se l’AQP è un ente pubblico non più SpA, e il 7% va ad incrementare
l’attivo di bilancio (ed in quota parte sarà utilizzato per garantire l’acqua gratuitamente a chi non può pagarla), è salvaguardato l’interesse privato o pubblico?”
La prima osservazione attiene al fatto che, se l’AQP fosse trasformato realmente in un soggetto di diritto pubblico, ad esempio un’azienda speciale, allora per legge non potrebbe fare utile,
poiché sarebbe obbligata al pareggio di bilancio (L. 267/2000, art. 114, comma 4).
Le leggi e gli obiettivi riconosciuti dalla legge ai soggetti di diritto pubblico (interesse generale, pareggio di bilancio) sono diversi da quelli riconosciuti ai soggetti di diritto privato
(interesse privato, utile). Non si può certo pensare che un soggetto di diritto pubblico funzioni con le stesse regole di una SpA e viceversa.
Del resto, tale contraddizione (che è la stessa che emerge dalla lettura della Legge approvata) è alla base della domanda di fondo: L’acquedotto si trasforma in un’azienda speciale o resta una
SpA? A tale quesito, al di la di generiche asserzioni isolate di membri della maggioranza o della Giunta Regionale, ufficialmente i cittadini pugliesi ancora non hanno avuto risposta.
La seconda osservazione attiene al fatto che un diritto (in questo caso al minimo vitale di acqua potabile) non può per definizione essere garantito dall’utile, risultato di gestione (delle SpA e
delle imprese di diritto privato) che può realizzarsi ma anche no. Nel caso richiamato dall’Assessora, quel 18% al più potrebbe rappresentare un atto di solidarietà ma non certamente un diritto
in quanto sarebbe subordinato alla realizzazione di una condizione (il conseguimento dell’utile). Cosa, infatti, accadrebbe a chi non può pagare l’acqua se l’azienda (SpA) non conseguisse utili?
Il diritto all’acqua per essere tale non può che essere garantito da un fondo pubblico e la giustificazione dell’Assessora che indica nella mancanza di condizioni economiche il motivo per cui non
viene garantito il minimo vitale, ci sembra sinceramente un déjà vu, un vecchio film, la solita storia. A questo punto, sembra lecito chiederci e chiedere se le condizioni economiche (che oggi
mancherebbero) ci fossero state, invece, nel dicembre 2009 quando nel disegno di legge (DDL) elaborato dal tavolo tecnico congiunto (al quale partecipava anche l’Assessore Amati) fu deciso (art.
13 del DDL orginario) di porre l’erogazione gratuita del quantitativo minimo a totale carico del bilancio della Regione Puglia. O quando nel febbraio 2010 quello stesso DDL fu approvato
all’unanimità dalla giunta, o quando nella primavera dello stesso anno divenne argomento cardine della campagna elettorale. O, per ultimo, quando, l’11 maggio 2010, il DDL fu nuovamente approvato
– ancora all’unanimità (e quindi con il voto della stessa Maria Campese) - con delibera dalla giunta del Governo che apriva la nuova legislatura dopo aver chiesto di riconfermare la fiducia sulla
base, fra le altre cose, dell’impegno a ripubblicizzare l’acquedotto pugliese e a garantire il minimo vitale. Cara Assessora, come sa, da gennaio scorso abbiamo scritto quattro lettere ufficiali
al Governo pugliese, per chiedere un incontro e un confronto sugli emendamenti presentati nelle Commissioni congiunte dall’Assessore Amati, alle quali non abbiamo avuto risposta.
Lo scorso 12 marzo, proprio per sostenere il processo pugliese di ripubblicizzazione dei servizi idrici, che si configurava il più innovativo sia nei contenuti sia nella metodologia, le strade di
Bari sono state interessate da una partecipatissima manifestazione di rilevanza nazionale - alla quale hanno partecipato associazioni, movimenti, organizzazioni sindacali e migliaia di cittadini
pugliesi insieme ai rappresentanti dei comitati territoriali del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua (da Bergamo alla Sicilia, passando per Aprilia). In quella manifestazione, si chiedeva a
gran voce che il DDL, nella sua versione originaria, fosse portato in Consiglio regionale e trasformato in legge prima del referendum, perché questo avrebbe dato “forza” al referendum. Ma si è
preferito temporeggiare. Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua è restato inascoltato. Come inascoltate sono restate le numerose voci che si sono levate nello stesso senso, fra cui vogliamo
ricordare quella autorevole del Forum Antimafia organizzato dall’Associazione Felicia e Peppino Impastato.
Lei conclude il suo articolo con le parole: “certo, tutto si può, si può gioire per una battuta d’arresto del governo regionale più a sinistra d’Italia”.
Noi non gioiamo. Non ci rallegriamo se manovre demagogiche, da qualunque parte esse provengano tradiscono il mandato che i cittadini hanno consegnato con il voto ai loro rappresentanti.
Noi vorremmo che chi governa tenga fede agli impegni assunti, rispetti l’esito del voto popolare senza accampare pretesti e non si sottragga dall’incontrare e dal confrontarsi con la cittadinanza
organizzata. Piuttosto chiediamo a lei – e tramite lei a tutta la classe politica dirigente della nostra Regione – se i cittadini possono considerare accettabile che i principi democratici e
partecipativi, sempre richiamati, siano praticati a corrente alternata. Prendendo a prestito le parole del prof. Rodotà nel suo intervento alla scorsa Assemblea del Forum, le facciamo presente
che il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua non fa sconti a nessuno, non per intransigenza ma per coerenza. Noi chiediamo e ci aspettiamo coerenza, la stessa coerenza che ci piacerebbe
divenisse la stella polare del Governo dell’Italia e della nostra Regione, ma perché ciò accada ci vuole la volontà politica.