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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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CINZIA BOTTENE su LIBERAZIONE

Martedì 10 Agosto 2010, LIBERAZIONE

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«Liberazione ha guardato Vicenza con gli stessi nostri occhi»

Intervista a Cinzia Bottene, consigliera comunale di Altra Vicenza, lista vicina ai No Dal Molin

Dice Cinzia che in questi giorni sta seguendo gli “affari interni” di Liberazione. E dice che tutta la faccenda, al di là del merito, conferma «quanto sia preziosa» questa testata.

Cinzia Bottene è una No Dal Molin, una di quelle persone scaraventate sulla scena pubblica nella vertenza di una città intera contro una ennesima base militare in un territorio già abbondantemente occupata da insediamenti di guerra. Dopo l’editto di Sofia, con cui Prodi gelò le speranze di chi aveva creduto che “vuoi vedere che stavolta cambia davvero”, per Cinzia è iniziata una stagione incredibilmente intensa di protagonismo civile. E’ stato allora il primo incontro con questo giornale. «Vi ho conosciuti all’inizio della nostra battaglia - spiega - siete stati tra i primi a occuparvi del caso. E lì ho iniziato a leggervi, seppure saltuariamente. Voi e il manifesto ci siete stati vicini sempre, gli altri si accorgevano di noi solo quando facevamo notizia».

 

Secondo te, rispetto alla lotta contro la nuova base Usa, cosa fa la differenza tra un giornale “normale” e uno come il nostro?

Il fatto che voi guardate la vicenda con gli stessi nostri occhi Abbiamo sempre sentito questa vicinanza che non è certo l’amore per lo scoop fine a sé stesso.

 

Quali sono i rapporti con la stampa locale?

Fin dall’inizio sono sempre stati molto critici. D’altronde, la proprietà del giornale più importante e della tv locale e dell’associazione industriali. Per pareccho tempo hanno condotto una campagna a favore della nuova base, hanno sostenuto la disinformazione che fosse “solo” un ampliamento di quella già esistente alcuni chilometri più in là, hanno dedicato pagine intere di propaganda al seguito degli americani, ci hanno oscurato, siamo stati attaccati.

 

Di fronte a una stampa embedded avete tentato la strada dell’autoproduzione di informazione?

Sì, ci abbiamo provato. Per un anno e mezzo siamo riusciti a stampare un giornale nostro ed è stata un’esperienza molto bella. Poi, però, abbiamo dovuto fare i conti - proprio come voi - con i problemi economici anche perché lo davamo gratis nei mercati, per strada, ovunque ci fossero persone. Crediamo che l’informazione non è una merce. Proprio come voi.

Abbiamo vissuto, in piccolo, il problema di chi fa uscire un giornale senza padroni. In Italia non abbiamo editori puri. E la libertà la paghi.

 

Sono d’accordo: in redazione siamo convinti che il vero bavaglio sono i tagli all’editoria...

... la stessa cosa sta avvenendo nei comuni, con i tagli continui, con la manovra Tremonti. Un comune non riesce più a far nulla, alla faccia del federalismo di cui sbraitano i leghisti. Su questo ho una mia teoria: si vuole imporre il federalismo come una panacea per enti locali ormai ridotti sul lastrico.

 

Dunque, ci stai dicendo che non è cambiato nulla per la stampa embedded nemmeno ora che certe ragioni del No Dal Molin sono state dimostrate. Per esempio la vostra preoccupazione per la falda acquifera.

Vero. Noi abbiamo sempre avvertito che uno dei motivi dell’insostenibilità della base era dovuta al fatto che avrebbe interessato una delle più importanti riserve idriche del Nordest. Abbiamo detto subito che l’acqua era in pericolo. Bene, ora le analisi che abbiamo fatto fare confermano che la falda è in sofferenza. Ma, quando abbiamo prelevato i campioni per le analisi, ci siamo beccati un’ennesima serie di denunce. Ma il tempo è galantuomo anche per altre cose. Ad esempio, avevamo detto di non credere alla moltiplicazione promessa di posti di lavoro e abbiamo avuto ragione: la verità è che da Sigonella a Napoli, fino a Ederle, l’amministrazione Usa sta licenziando, altro che triplicare i posti, e che, dentro quelle basi, i lavoratori italiani sono di serie B rispetto ai colleghi Usa. A loro, per motivi di “sicurezza” viene negato perfino l’accesso a internet.

 

Eppure, in qualche modo, la vostra lotta ha portato a casa qualcosa: l’area est del vecchio aeroporto, là dove siete entrati (e Liberazione era con voi anche quella volta, per piantare centinaia di alberi) è stata assegnata alla città e sta per diventare un parco da 150mila metri quadri.

Questo non ci soddisfa. Noi non abbiamo mai ragionato in termini di compensazioni. Restano immmutate tutte le ragioni che ci hanno fatto mobilitare tre anni fa. Una base come questa viola prima di tutto la mia dignità di cittadina e la sovranità nazionale. Come fai a monetizzarle queste cose? La lotta continua. Il prossimo appuntamento sarà il festival estivo,dall’1 al 12 settembre. E questa volta sarà in un parco dentro la città. Il programma, che stiamo finendo di scrivere, sarà ancora più ricco del solito.

 

Nel corso della battaglia contro la base sei stata eletta consigliera comunale. E’ migliorato il tuo rapporto con i giornalisti “normali”? <br>Sapessi quante volte vengono trasformate le mie parole! Negli ultimi anni, quando leggo un giornale mi faccio sempre un sacco di domande, tendo a credere solo ad alcune persone che reputo serie piuttosto che ai loro giornali.

 

Francesco Ruggeri

 

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