Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Molti telefoni spenti, qualche bocca cucita ma anche diversi consensi, in ambienti Cgil, di fronte all'affondo, durissimo, del leader della minoranza interna di Corso Italia. Con la lettera che pubblichiamo in prima pagina si chiede, infatti, un direttivo nazionale prima del 18 agosto per sconfessare
l'accordo delle parti sociali a costituzionalizzare il pareggio di bilancio e manomettere il mercato del lavoro. «Quel documento - scrive Gianni Rinaldini - costituisce un atto di puro arbitrio e
irresponsabilità da parte della segreteria e in primo luogo del segretario generale». Per il coordinatore dell'area programmatica "La Cgil che vogliamo", quella sceneggiata delle parti sociali
avrebbe spianato la strada all'offensiva delle controparti per cui il direttivo dovrebbe spicciarsi a convocare già per settembre lo sciopero generale. «Abbiamo di fronte un governo che ha deciso
di perpetrare un massacro sociale - dice a Liberazione, Mimmo Pantaleo, segretario della Flc, il sindacato di scuola, università e ricerca - quella che si va configurando è una manovra a senso
unico. Quella proclamazione è inevitabile e credo che si debba interrompere questo modo di interpretare il confronto tra le parti sociali». Pantaleo, che è contrario alla costituzionalizzazione
del pareggio di bilancio, ce l'ha col «doppio tavolo», uno ufficiale, l'altro ufficioso e all'insaputa di Corso Italia. «Penso che la Cgil non debba essere umiliata», spiega il leader di
categorie tra le più tartassate anche dalla manovra a venire. Poi, che una discussione in direttivo sia «assolutamente necessaria» lo pensa anche Damiano Galletti, segretario a Brescia della
Camera del lavoro: «A giudicare dalle notizie stampa, nessun dirigente Cgil è informato di quello che sta avvenendo, quella di Rinaldini mi pare una richiesta importante per capire come la Cgil
intenda presentarsi al tavolo con il governo visti gli annunci di un ennesimo massacro sociale. Serve un messaggio al governo ma soprattutto ai lavoratori che la Cgil non ci sta a demolire quello
che è rimasto di welfare e diritti». Nel giro di voci, tra le categorie e i territori, c'è chi, come Rossana Dettori, segretaria generale Cgil Funzione pubblica, sostiene che Susanna Camusso
«stia già pensando da sola di anticipare la convocazione del direttivo. Sul giudizio sulla manovra mi sento abbastanza tranquilla - dice Dettori, tra le prime voci a sconfessare il punto
dell'accordo che parlava di privatizzazioni e liberalizzazioni - sono convinta che davanti al precipitare degli eventi accadrà qualcosa, c'è un già un mandato del direttivo alla segreteria».
E proprio dalla segreteria confederale, Nicola Nicolosi spiega al cronista che potrebbe esserci un anticipo del direttivo fissato per ora al 9 settembre: «Rinaldini mi sembra fuori dal dibattito,
in segreteria già abbiamo assunto alcune decisioni da porre al comitato direttivo, le dichiarazioni di Camusso sono esplicite sulla "mobilitazione generale non escludendo lo sciopero". Nella
liturgia classica della Cgil quella formula vuol dire che già siamo alla maturazione della decisione, il passaggio necessario è il direttivo. Non è da escludere che l'anticipo possa esserci
perché abbiamo già fissato il punto della segreteria nelle prossime ore. E' già nell'aria»
«Penso che la segretaria ha fatto una scelta gravissima, che mette in discussione il gruppo dirigente stesso, di farsi rappresentare da Marcegaglia in queste settimane - ribatte Giorgio
Cremaschi, presidente del comitato centrale della Fiom - per uscire dal teatrino ridicolo delle parti sociali, non basta nemmeno uno sciopero generale, bisogna cambiare linea. Non si può più
avere ambiguità, se si va in piazza dovrà essere contro Berlusconi ma anche contro Draghi, quello che a nome della Bce ha chiesto la libertà di licenziamento». In Emilia Romagna ci si affida a un
comunicato che, però, solo indirettamente riguarda le sollecitazioni della minoranza. Vincenzo Colla, segretario regionale, fa riferimento al «deludente, inconcludente e non trasparente incontro
tra governo e parti sociali» e a «un governo che pare non riuscire a liberarsi dalla sua ossessione di dividere il sindacato». «La risposta della Cgil non potrà che essere quella della
mobilitazione fino allo sciopero generale», annuncia respingendo gli «appelli alla responsabilità nazionale» rivendicando tutte le pagine più controverse della storia di Corso Italia: «Così
abbiamo fatto nel '93, nel '95 con la riforma Dini e ancora nel 2007 con l'accordo sul welfare; così stiamo facendo in questi giornate convulse e difficili». Tuttavia anche per Colla è «opportuno
convocare il gruppo dirigente nazionale in tempi idonei per assumere le indispensabili decisioni sulla mobilitazione».
Da Corso Italia, infine, un ultimo appello a Cisl e Uil per «uno straordinario impegno unitario», contro la manovra: «Non è tempo di relazioni pericolose con il governo». Ma nemmeno con i
padroni.