Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Daniele Nalbone, www.lberazione.it
«Lega Nord, la commedia è finita» Daniele Nalbone «Lega Nord, la commedia è finita». «Venezia bene comune». Dietro questi slogan sono almeno 4mila le persone che ieri pomeriggio si sono ritrovate sul piazzale antistante la stazione di Santa Lucia con l'obiettivo di manifestare pacificamente nelle strade del capoluogo veneto, dove stamattina è atteso il comizio di Umberto Bossi per l'annuale adunata dei cosiddetti "popoli padani". Venerdì sera, però, su diktat del ministro dell'Interno, il leghista Roberto Maroni, dalla questura di Venezia è arrivata l'interdizione per il corteo che, attraversando Strada Nuova, Piazza San Marco e Riva degli Schiavoni, avrebbe dovuto raggiungere Riva Sette Martiri, fermandosi proprio davanti al palco galleggiante allestito per quello che gli organizzatori della manifestazione "Venezia bene comune" hanno definito lo «stanco rito» della secessione simbolica. Incurante del divieto della questura, un divieto «sulla base di motivazioni pretestuose e autoritarie arrivato ad appena 24 ore dalla manifestazione nonostante la richiesta del percorso fosse stata notificata addirittura lo scorso 3 agosto», spiegano gli organizzatori, intorno alle 16,30 il corteo cerca di muoversi verso il centro della città. Immediatamente, però, all'altezza di Ponte degli Scalzi una violenta carica respinge i manifestanti avanzati verso i cordoni delle forze dell'ordine a mani alzate al grido «corteo, corteo». Stessa sorte, cordoni e cariche, anche per quanti dalle strade limitrofe tentano di unirsi alla manifestazione. Nessun "black bloc" alla testa, come strumentalmente paventato da politici leghisti nei giorni scorsi. Tra la testa del corteo e il cordone delle forze dell'ordine in tenuta antisommossa solo attivisti del cartello Uniti contro la crisi, consiglieri comunali come Beppe Caccia (lista In Comune) e Sebastiano Bonzio (Federazione della Sinistra), sindacalisti della Fiom. Nonostante ciò, una seconda e stavolta durissima carica delle forze dell'ordine si scaglia su organizzatori e manifestanti. Sia Beppe Caccia che Sebastiano Bonzio vengono colpiti. Una manganellata apre letteralmente la testa del consigliere Caccia, che crolla a terra insanguinato. Sarà sollevato in barella e portato via in ambulanza dove trascorrerà 12-24 ore in osservazione. Intanto, dalle retrovie del cordone di agenti vengono lanciati diversi lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Più aumenta la repressione, più crescono la rabbia e l'indignazione dei manifestanti: «Siamo pronti a trascorrere la notte in piazza e aspettare l'inizio della manifestazione padana» avverte Luca Casarini di Uniti contro la crisi mentre il corteo fa ritorno nel piazzale della stazione di Santa Lucia. Ma una volta rientrato nel piazzale, il corteo non si ferma. La testa entra in stazione. Pochi secondi, e i binari della ferrovia vengono occupati per diversi minuti da manifestanti che sventolano bandiere con il Sole delle Alpi coperto da una sbarra laddove, da lì a poche ore, sono attese bandiere leghiste. Significativo, poi, che a bloccare il traffico ferroviario siano stati, bandiere No Tav in mano, anche attivisti in lotta contro l'alta velocità. Terminata l'occupazione, il piazzale antistante la stazione torna a riempirsi di gente per un'assemblea che guarda alla mobilitazione europea del 15 ottobre, decisa a non lasciare che la giornata veneziana si chiuda solo sull'immagine delle forze dell'ordine pronte a tutto, anche a mandare un consigliere comunale in ospedale, pur di sedare il dissenso: prima il divieto a manifestare, poi le cariche violente, indiscriminante e immotivate. È la prova di quello che Paolo Ferrero, segretario Prc, definisce «uso privatistico del ministero degli Interni al fine di tutelare la propria parte politica dalla contestazione popolare» ed è per questo che, spiega il consigliere comunale Sebastiano Bonzio, «insieme alle altre realtà che hanno organizzato la manifestazione di oggi (ieri, ndr), chiediamo le dimissioni immediate del questore Fulvio Della Rocca». E così, da giornata «per la democrazia e contro il razzismo» quella di ieri si è trasformata in una giornata di «incostituzionale» e violenta repressione nei confronti di chi non può accettare che «slogan vuoti della retorica secessionista, roboanti chiacchiere del populismo e della demagogia, oscene parole di odio verso migranti e meridionali» oggi riecheggino per Venezia. Parole che, come si legge nell'appello alla mobilitazione "Venezia bene comune", «questa volta più che mai serviranno a raccattare consenso per un partito che, invece, dal governo in cui siede ha scelto di gestire la crisi scaricandone il prezzo sui più deboli, di imporre dall'alto le decisioni alle comunità territoriali, a nord come a sud, di sostenere la distruzione sistemica dei diritti dei lavoratori». E, come dimostra quanto accaduto ieri nei pochi metri che separano la stazione di Venezia con il Ponte degli Scalzi, di reprimere il dissenso «e l'alternativa» con la violenza.