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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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Appropposito della propposta di Peroni (PD) sull'introduzione del reato di prostituzione e delle "Case chiuse"

 

Caro compagno Peroni,

 

.....tu stesso parli di considerare la prostituzione come un reato e di riconsiderare le “case chiuse”.

Posso comprendere i tuoi presupposti, ma non la vedo come te. Ripeto non è con le “case chiuse” e magari con controlli come quelli effettuati negli anni antecedenti alla Legge 75 del 1958, conosciuta come “Legge Merlin” che si risolvono le cose. Come ben saprai, negli anni antecedenti al 1958 lo Stato italiano controllava 560 case chiuse che ospitavano circa 2700 prostitute. Le ragazze che vi risiedevano, erano munite di un libretto sanitario e sociale che le marchiava a vita per la loro professione, dove lo standard del “lavoro” era dalle 30 alle 50 marchette al giorno e per non più di 15 giorni, dopo di che la ragazza veniva cambiata, come uno strofinaccio. Ciò che tu proponi ha tanto il sapore di un ritorno della storia. Penso che le varie associazioni quali “le “Sexworkers” di Pordenone, pur riconoscendo l’imperfezione della Legge su citata, non siano molto concordi con te. Un conto è la presenza di una normativa che permetta alle lucciole di poter esercitare il proprio lavoro in locali di proprietà o di residenza e un conto è cercare di riformare la normativa istituendo di nuovo le “case chiuse” se ben in chiave moderna. Ciò metterebbe apposto la morale e pulirebbe le strade da un lavoro considerato degradante per la vista pubblica, ma non risolverebbe quello dello sfruttamento, che continuerebbe in modo più tranquillo all’interno e ben nascosto da quattro mura. Non considero sciocco considerare le future “case chiuse” una  sede di sfruttamento, poiché, una volta che queste persone vengono rinchiuse in edificio preposto al loro lavoro, possono andare incontro ad una serie di pericoli, visto che difficilmente avranno la forza di ribellarsi al proprio datore di lavoro. Sarebbe sufficiente invece, modificare la legge 75 del 1958, così come richiesto dalle varie associazioni di difesa delle prostitute, con normative che riconoscano la prostituzione come professione e che non sanzioni chi frequenta, chi affitta o vende alle ragazze degli immobili dove esse possono esercitare anche il loro lavoro come libere professioniste. Al momento che tale professione è riconosciuta si potrebbe tenere a bada anche lo sfruttamento in nero delle ragazze. Tu poni la domanda “E’ accettabile che non ci sia una legge che preveda una vera e dura lotta a questo scempio” allo sfruttamento delle ragazze per strada o in appartamento? Vedi una legge che riconosce la prostituzione come reato, colpirebbe non tanto lo sfruttamento della prostituzione irregolare, ma le professioniste vere e proprie. Non mi sembra giusto. Invece della legge che potrebbe essere anche una normativa contro lo sfruttamento della prostituzione, sarebbe più utile un lavoro sociale sul campo, una maggior coscienza dei clienti utilizzatori nell’aiutare e nel denunciare questi casi. Le “Sexworkers” di Pordenone per esempio sono da anni che fanno questo e affrontano questo problema.

 

Irene Rui    

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