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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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Germania: impressioni di un successo


“Sozial, auch nach der Wahl”

http://news.cgil.it/LavoroSocieta/


Su invito della RLS (Rosa Luxemburg Stiftung), la fondazione politico-culturale della Linke, mi sono trovato a Berlino dal 24 al 28 settembre. Negli spazi lasciatimi dall’attività, ho potuto partecipare ad alcune iniziative elettorali di Die Linke, il partito della sinistra alternativa.
Questo ho visto, questo ho capito, questo riferisco.
La sera del 24, appena sceso dall’aereo, un compagno mi ha portato ad un’iniziativa a Kleinmachnow, una cittadina del Brandeburgo, Land in cui si votava anche per le regionali, come nello Schleswig-Holstein.
Nel teatrino del palazzo comunale, di fronte ad una sessantina di persone, metà e metà uomini e donne, tutti sopra i cinquanta, dopo brevi parole del candidato Rolf Kutzmutz, due cabarettisti di fama dell’ex RDT, Edgar Külow e Reinhold Andert hanno fatto uno spettacolo di satira politica recitata e cantata. Dai testi si capiva che accanto a pezzi recenti, c’erano vecchi pezzi di satira sulla RDT. Tutti si divertivano come matti, anche i due artisti. Alla fine il candidato mi ha spiegato che l’iniziativa era rivolta soprattutto alle persone che vivevano a Kleinmachnow prima dell’unificazione per “rimotivarli”, perché la maggioranza dei cittadini oggi sono emigrati dall’Ovest e buona parte di loro – ma guarda un po’! – ”ha già un buon atteggiamento verso Die Linke”…

Il giorno dopo, mentre mi recavo alla Fondazione, ho visto una piccola dimostra/azione del sindacato Ver.di (il sindacato dei servizi) contro la crisi e per il salario. Tra i partecipanti tante bandiere di Die Linke. Die Linke appoggia le rivendicazioni dei sindacati tedeschi e le fa proprie. Non vuole dare la linea ai sindacati, dà per scontato di rappresentarli sull’agone politico. Infatti, per la prima volta a queste elezioni, i sindacati tedeschi non hanno dato indicazione di voto per la SPD (i socialdemocratici) manifestando interesse anche per Die Linke.

Nel tardo pomeriggio ho assistito al comizio di Die Linke in Alexanderplatz a Berlino.
Tra un pezzo musicale e l’altro di un gruppo folk-rock olandese, i “Bots” (che cantavano in tedesco!), di fronte a tantissima gente, giovani e anziani, con un “buco” generazionale che ad occhio riguardava i trentenni e i quarantenni, tra bandiere rosse e palloncini e qualche cartello “americano” con i nomi dei candidati, sono intervenuti quasi tutti i candidati “diretti” (cioè eleggibili con sistema maggioritario a turno unico, perché in Germania ci sono due modi di eleggere i deputati, uno diretto e uno proporzionale su liste con sbarramento al 5%).

Dei candidati, con una delle quali Gesine Lötzsch avevo scambiato poco prima poche parole, mi ha colpito la loro semplicità: sembrano – e probabilmente sono – l’operaio, l’impiegata, la casalinga, la studentessa, il pensionato della porta accanto, senza la puzza sotto il naso che hanno tanti dei nostri capi politici e sindacali. La semplicità mi è stata confermata dallo scambio di battute con Hans Modrow, l’ultimo promo ministro della RDT nel governo di transizione, che era lì, in mezzo alla gente, circondato d’affetto e dal modo di fare di Petra Pau, vicepresidente del parlamento.
Il “clou”, sono stati gli interventi di Lafontaine e Gysi. Lafontaine corrisponde all’immagine che noi italiani abbiamo dei tedeschi, come ricorderanno i compagni che parteciparono due anni fa all’iniziativa fiorentina promossa da Lavoro Società con Patta, Giordano, Nicolosi e Ginsborg.: biondo, robusto, dall’oratoria impostata. Il suo comizio per quel che ho inteso (grazie a traduzioni italoinglesi molto reticenti) è stato di grande efficacia politica richiamando tutti gli obiettivi del partito che sono sostanzialmente uguali a quelli della sinistra d’alternativa italiana. Gysi non risponde all’idea che noi abbiamo dei tedeschi: minuto, con una oratoria molto spontanea - come ho avuto modo di apprezzare poco dopo in una riunione al chiuso. Eppure Gysi è totalmente tedesco, uno degli eredi di quella generazione di ebrei berlinesi comunisti che hanno combattuto il fascismo, in patria e poi dall’esilio arruolandosi negli eserciti dell’Unione Sovietica e degli Alleati e che sono rientrati in Germania ed hanno tentato di costruire il socialismo.

La sera, durante la chiusura della campagna elettorale, che si è svolta al Kino Babylon, che non è un multisala, ma un insieme di sale, teatrale, cinematografica e spazi dibattiti, mentre in successione e in contemporanea si tenevano proiezioni cinematografiche di opere militanti come “Let’s make money!” o di pellicole di successo e di autore, dibattiti e spettacoli di cabaret, Gysi ha dato vita non ad un comizio, ma ad un dialogo serrato con il pubblico di oltre mille persone, tantissimi giovani, anche tanti trentenni e quarantenni, con i quali interloquiva, scherzava, rideva, e ridendo e scherzando, sferzava gli avversari politici, suscitava l’orgoglio dei militanti, coltivava con cura gli indecisi. Mi dicono gli amici che Gysi è un ottimo esempio di quell’amore per la vita, di gusto dell’ironia, tipicamente berlinesi.
Sabato sera, di nuovo fuori Berlino, a Strausberg, di nuovo nel Brandeburgo, una cittadina amministrata da Die Linke, per un concerto. Il pubblico oltre centocinquanta persone, di tutte le età, in prevalenza donne. Strausberg è una località agricola, con una forte presenza militare, perché sede di una base, fino dai tempi della RDT. Nella ex RDT l’economia agricola era basata su cooperative, che sono sopravvissute al 90% con l’unificazione. Nelle zone rurali la Linke ha ereditato per questo una grande forza.
IL candidato è Kerstin Kaiser, donna quarantanovenne, famosa perché nei confronti televisivi tiene testa e sbaraglia qualsiasi avversario. “E’ la forza del collettivo”, ha detto sommessamente durante l’intervista. Finisce l’intervento e inizia a cantare, perché Kerstin, che è deputato al Bundestag, è anche una chansonnière e mentre fa lo spettacolo con un trio di ottimo livello (un percussionista statunitense, un fiato ceco e un chitarrista locale) continua a fare con le parole e la musica il suo comizio. All’inizio una pezzo famosissimo sulla Comune di Parigi (il nostro assalto al cielo!, il primo Stato proletario del mondo!, ndr), passando per canzoni di impegno recenti e passate (e in quelle passate anche canzoni scritte e cantate nella RDT) e concludendo con un bis in lingua russa. E nel concerto una canzone era stata dedicata in tedesco a Leningrado, dopo un pezzo su Leningrado sempre in russo.Ma il “pezzo forte” del concerto sono state tre canzoni contro la guerra in Afghanistan. Ho pensato alla forza del messaggio, di fronte al pubblico in mezzo al quale potevano trovarsi anche militari.

Domenica sera, finalmente!, ho partecipato alla festa per la vittoria elettorale di Die Linke alla Kulturbrauerei, un complesso ampio dedicato interamente alla cultura e alle attività sociali recuperato in una vecchia fabbrica di birra. Migliaia di persone in festa, sobrie per quanto si può esserlo nella patria della birra, con tutto lo stato maggiore di Die Linke, allegro come si deve e determinato per i passi futuri. Dietro il palco una scritta su fondo rosso: Sozial, auch nach der Wahl! = Sociali, anche dopo le elezioni.
All’annuncio dei risultati storici di Die Linke, che arriva al 12%, superando lo sbarramento del 5% in tutti i Länder occidentali, tanto che nello Schleswig-Holstein passa dallo 0,8 al 5,9, ma, per esempio, anche in Baviera supera il 6%, tra l’entusiasmo della folla e mio, il primo oratore ha detto: “Quando nel ’90 fondammo il partito, ci dicevano e hanno continuato a dirci in tutti questi anni che eravamo vecchi e superati e che non era possibile fare un partito alla sinistra dei socialdemocratici. Sono stati smentiti!” E Oskar Lafontaine ha detto: “Noi siamo l’unico partito contro il sistema (capitalista).”
Non è elegante descrivere una festa. Quello che conta è cercare di trasmettere l’entusiasmo che viene da un partito che tiene assieme identità (anche una identità difficile) e innovazione e che, forse, può dare qualche spunto di riflessione alla sinistra italiana. Per i militanti di Die Linke il successo elettorale mescola l’orgoglio e la gioia di generazioni di tedeschi che si volevano emarginare o cui si voleva negare l’identità e la convinzione di battersi per una Germania sociale.
Dimenticavo: tutte le candidate che ho ricordato in questo pezzo sono stati elette. In Brandeburgo Die Linke si è confermata secondo partito con il 27 e rotti per cento.
Il vostro cronista, ritorna da una Berlino sempre piú rossa con la sinistra al 40,6% (metà e metà esatte tra Die Linke e SPD) fiducioso.
Ed ora due postille.
Le postille. Ho scritto quest’articolo il 28 prima di prendere l’aereo da Berlino per Roma. E’ stato pubblicato sul n. 10 di Lavoro Società: periodico d’informazione dell’area programmatica LavoroSocietà-Cambiare rotta della Camera del lavoro di Firenze che è scaricabile anche in formato pdf sul sito www.lavorosocietafirenze.it. Il numero di battute è stato deciso sulla base dello spazio concesso dall’’impaginazione. Per questo mi permetto ancora tre considerazioni, tenuto conto che quest’edizione della newsletter nazionale non pone limiti, se non la pazienza dei lettori.

La prima. Die Linke è un partito “di popolo” nell’ex RDT, che ha un’ampia base tra gli operai, i contadini, gli impiegati ed anche tra i piccoli imprenditori, nati dal dissolvimento dell’economia di Stato. Ad Ovest è soprattutto un partito operaio e di quadri sindacali che prima erano nella SPD, in quel che rimaneva della nuova sinistra e nei verdi. Ad Est tuttavia ha avuto problemi d’insediamento nelle concentrazioni operaie di Turingia e Sassonia dove erano i Kombinat industriali, i cui operai avevano maturato nel corso del tempo un atteggiamento d’opposizione al regime. Paradossalmente, ma non troppo, sono anche i settori operai che hanno pagato più duramente la fine dell’economia socialista dopo l’unificazione.

La seconda. In Germania c’è un doppio sistema d’elezioni, maggioritario a turno unico di collegio e proporzionale su liste bloccate. Alla fine i deputati vengono eletti in numero che corrisponde alle percentuali del proporzionale. Lo sbarramento è del 5%. Se si eleggono almeno tre deputati nel maggioritario lo sbarramento “salta”, grosso modo. Solo tre partiti eleggono deputati con il sistema maggioritario: CDU-CSU, SPD e Die Linke. La CDU-CSU in tutta la Germania, la SPD praticamente all’Ovest, Die Linke ad Est. E’ complicato da spiegare ma per motivi storici (in Germania Est esisteva un pluralismo di partiti inglobati nel “Fronte nazionale” di cui facevano parte i partiti cristiani, mentre la SED, il partito di regime, era il prodotto dell’unificazione volontaria al momento tra la SPD dell’Est e il DKP sempre dell’Est.
Terza e ultima. I Verdi tedeschi, hanno all’interno posizioni di sinistra (esiste ovviamente anche un’ala sinistra della socialdemocrazia) ma non si considerano un partito di sinistra. Del resto nella loro formazione hanno pesato figure come quella del franco-tedesco Chon-Bendit o del cittadino italiano Alexander Langer che si erano mosse dal superamento del concetto di “sinistra”. Dopo l’appoggio del Governo “rosso-verde” (SPD-Grunen) alla guerra in Afghanistan hanno perso consensi all’estrema sinistra tra i cosiddetti alternativi del movimento antiglobalizzazione.
Andrea Montagni

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“Canzone della patria”

Per far comprendere come nella ex RDT viene vissuto il passato, ho pensato di riportarvi in traduzione il testo di una canzone di Hans Reinhold, il cantautore al cui spettacolo /iniziativa elettorale ho assistito la sera di giovedì 24 in Brandeburgo, dedicata alla Repubblica Democratica Tedesca. Ovviamente è uno dei punti di vista (secondo i sondaggi tedeschi corrisponde grosso modo all’opinione del 57% dei tedeschi che vivono ad Est, per quel che valgono i sondaggi…)Andrea Montagni

Conosci il paese con le sue querce secolari,
la terra di Einstein, Karl Marx e Bach.
Dove ogni risposta si conclude con un punto interrogativo,
dove ho una stanza sotto il tetto.

Dove in molti si vergognano a causa del passato,
dove alcuni padri non capiscono una domanda,
dove i loro figli non glielo rimproverano,
perché la loro risposta è nel libro di storia.

Refr: Qui ce la faccio da solo, a diventare quello che sarò.
Qui dò un senso alla mia vita.
Qui ho la mia parte della nostra terra,
che può diventare come io stesso sono.

Questa è la terra con i suoi laghi e le sue foreste,
il piccolo paese che si si attraversa in un giorno solo.
Dove si diventa qualcuno, anche senza i propri genitori,
ma in cui anche le conoscenze a volte contano qualcosa.

Qui ci sono la scuola e la mia classe,
che ancora oggi odora di trementina.
Della matematica non ho ancora la più pallida idea,
ma in presenza degli insegnanti posso levarmi il cappello.

Refr: Qui ce la faccio da solo ...

Questo è il paese dove le fabbriche ci appartengono,
dove Prometeo si alza alle cinque.
Qui si possono sentire pugni sulle tavole,
prima che poi lo stesso qualcosa non va.

Dove nell’ufficio alloggi si perdono le speranze,
dove il congresso del partito si preoccupa,
dove la gente si ripara tutto da sola,
perché ha gli strumenti, la conoscenza ed il potere.

Refr: Qui ce la faccio da solo ...

Questo è il paese con il problema in inverno,
che fa fermare i treni e tintinnare i vetri.
Dove noi parliamo molto del poi e anche di bambini
ed in cui un violoncello suona, prima che si faccia silenzio.

Qui mia madre ha imparato a governare,
quando stava in piedi davanti ad un mucchio di macerie.
Non vorrei più perdere questo paese.
E ' la patria di mia madre e di mio padre.

Refr: Qui ce la faccio da solo ...

 
       
   
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