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Vicenza
La crisi ha colpito duro anche nel Vicentino. Nei primi sei mesi dell’anno sono almeno ventimila i posti di lavoro persi. A fornire questo dato allarmante
la Commissione lavoro del coordinamento provinciale di Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista di Vicenza che ha elaborato una riflessione generale su quanto sta accadendo nella
nostra provincia e contemporaneamente è decisa a proporre soluzioni per tutelare i lavoratori vicentini. La crisi, sottolinea la Commissione, ha colpito non solo aziende “simbolo”
dell’economia e dell’industria vicentina come la Marzotto, la Lanerossi, le Manifatture di Fara, la Lima, la Beltrame, la Fiamm, la Sadi, la Siltal, la Smit, la Raumer e tante altre, ma
anche medie e piccole (in molti casi piccolissime e quindi meno “garantite”) aziende di ogni settore produttivo, in ogni parte del territorio provinciale.
Da gennaio a giugno 2009, in provincia di Vicenza sono 1.447 i lavoratori coinvolti in aperture di crisi (99 ditte); 4.865 quelli coinvolti in procedure
concluse di crisi aziendali (122 ditte). Ci sono state 4.049.696 ore di cassa integrazione ordinaria (corrispondenti a oltre 4.000 posti di lavoro), 1.245.852 ore di cassa integrazione
straordinaria (corrispondenti a oltre 1.200 posti di lavoro). Sono 5.043 i lavoratori in cassa integrazione in deroga, 7.681 i lavoratori “in sospensione” (e, quindi, senza lavoro) perché
addetti di imprese che non possono accedere alla cassa integrazione. La mobilità ha colpito 835 lavoratori di imprese oltre i 15 dipendenti e 2.384 lavoratori delle piccole imprese.
Praticamente nella prima metà del 2009 sono stati persi circa 20.000 posti di lavoro. Inoltre, solo nei primi 5 mesi del 2009, la commissione provinciale per l'impiego ha approvato la
richiesta di procedura di cassa integrazione e mobilità di oltre 400 aziende (circa 11.000 lavoratori interessati), 14 sono state le aziende chiuse (circa 700 i lavoratori interessati),
oltre 30 i fallimenti.
«Correlare i “numeri” della sofferenza occupazionale (tasso di disoccupazione, lavoratori messi in mobilità, ore di cassa integrazione ecc.) ad altri dati
quali quelli relativi al potere d’acquisto dei salari, alla facilità di accesso ai servizi, al peggioramento delle condizioni di lavoro - scrive la Commissione in una sua nota - può
fornire un quadro più completo della situazione effettiva. Riteniamo che sia necessario conoscere quanti e quali siano i lavoratori atipici e precari nella nostra provincia; quali e
quante siano le aziende che hanno chiuso definitivamente l’attività; quali e quante risorse si investono nella formazione, nella ricerca, nell’innovazione di prodotto e di processo;
quante e quali siano le crisi aziendali dovute a sofferenza finanziaria; quali e quante sono le aziende che hanno delocalizzato la propria produzione, e quanto questo fenomeno abbia
portato un depauperamento del territorio e dell’economia vicentina. Sul tema della delocalizzazione dovrebbe essere iniziata una seria riflessione sulle cause e sugli effetti della stessa
che spesso procede dalla ricerca dell’abbattimento dei costi e della diminuzione delle garanzie per i lavoratori e ha come risultato l’esportazione non tanto del lavoro ma dello
sfruttamento della manodopera. Una maggiore conoscenza della situazione è la base per cercare e trovare soluzioni, per individuare i settori produttivi da sviluppare e sostenere, per
quantificare le risorse che devono essere spese per lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione. Per questo proponiamo a tutte le organizzazioni politiche e sociali democratiche di
rendere disponibili le informazioni e costituire un centro che permetta un’analisi seria e l’interpretazione più corretta della realtà che viviamo». Di qui la richiesta di dichiarare
"aree di crisi" tutte quelle colpite dalla chiusura degli stabilimenti produttivi e dalla delocalizzazione.
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