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Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per

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Risposta alla proposta di un patto di pacificazione per Vicenza.

Un Patto per Vicenza ? C'è già.

Vicenza ha già un patto, uno vero: il suo
Statuto. Non ne serve un secondo. Lo Statuto comunale è la legge fondamentale di questa città, la sua Costituzione, il contratto sociale su cui si basa la convivenza civica e civile della nostra comunità, la carta che dichiara i suoi valori e stabilisce gli impegni e i diritti-dovere per tutti (cittadini e amministratori). Conosciamo la scarsa simpatia dei nuovi protagonisti della politica per i grandi patti, compresa la Costituzione italiana. Per questo ricordiamo l’esistenza del nostro Statuto a quanti non lo conoscono e a tutti quelli che vogliono ignorarlo. Un’istanza di pacificazione della città non può fare a meno di questo riferimento. Nell’elaborare i contenuti di un “patto di pacificazione” e di una cultura della pace, secondo noi , è questo riferimento che dà il titolo di legittimazione.

 

Dai “Principi fondamentali" dello Statuto cittiamo solo alcuni impegni sottoscritti dal Comune di Vicenza. (Per chi vuole leggerlo per intero e studiarlo il documento si può trovare nel sito del Comune: http://www.comune.vicenza.it/ente/amministrazione/statuto.php ).


Art. 2

Pace e cooperazione

          “Il Comune, in conformità ai principi costituzionali ed alle norme internazionali che riconoscono i diritti innati delle persone umane, sanciscono il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e promuovono la cooperazione fra i popoli, riconosce nella pace un diritto fondamentale della persona e dei popoli. A tal fine il Comune promuove una cultura della pace e dei diritti umani [...] Il Comune promuove l'inserimento degli immigrati e dei rifugiati politici nella comunità locale rimuovendo gli ostacoli che impediscono alle persone dimoranti nel territorio comunale di utilizzare i servizi essenziali offerti ai cittadini [...].”

Art. 3

Tutela e valorizzazione del territorio comunale

Il Comune promuove ed attua un organico assetto del territorio, nel quadro di uno sviluppo equilibrato degli insediamenti umani e delle infrastrutture sociali, privilegiando il recupero del patrimonio edilizio esistente; promuove e realizza la salvaguardia dell'ambiente, la qualità della vita e la salute pubblica con attività rivolte a prevenire, reprimere ed eliminare ogni forma di inquinamento; promuove il risparmio delle risorse naturali ed ambientali; tutela i valori del paesaggio e del patrimonio naturale, storico ed artistico, attuando, in particolare, iniziative di valorizzazione dei beni iscritti nella Lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO.

Un progetto di pacificazione parte dal riconoscimento dei diritti delle persone e dei popoli, dal ripudio della guerra (art.11 della Costituzione italiana), dalla ricerca di soluzioni nonviolente dei conflitti.

La 173 USA con scopi aggressivi. Essa infatti non è un reparto difensivo ma un reparto aviotrasportato e da primo colpo: alta specializzazione, tecnologica informatica, grande potenzialità di fuoco (tre battaglioni ed uno di artiglieria dotato probabilmente anche di proiettili a carica atomica). Sarà orientata verso gli scenari di guerra del Medio Oriente e dell’Africa. A partire dal 1950 le guerre dell'Occidente per il controllo delle vie e delle fonti delle materie prime (ultime, guerre in Afghanistan e in Iraq) sono state sempre giustificate con ragioni di pace o di lotta al terrorismo. Riferendosi a questi interventi viene spesso usato un termine ambiguo come “peace keeping" (mantenimento della pace). In realtà si tratta di guerra preventiva, di vere e proprie aggressioni contro stati sovrani. E' giusto che si usi il territorio di Vicenza per questi impieghi d'attacco? Tutto questo è coerente con il nostro Statuto? tranquilla coscienza permettere ad altri di fare ciò che non rientra nei nostri valori e principi (art.2)?
Aggiungiamo altre brevi considerazioni in relazione all’art. 3 dello Statuto. La presenza di quella brigata rappresenta un pericolo reale per l'ambiente e per le condizioni di vita dei cittadini.

I militari non saranno meno di 1600, con un seguito di assistenti, tecnici, meccanici, ecc. Con le famiglie saranno circa 8.000 persone. Comprendendo quelli della Ederle (10.000 circa) arriviamo ad oltre il 10% della attuale popolazione vicentina: cioè un 10% di armati e loro referenti diretti. Il comune, inspiegabilmente, non li inserisce fra i residenti e/o presenti. Per l'anagrafe sono dei fantasmi. Ci chiediamo: lo Statuto vale solo per i vicentini o anche per tutti gli “ospiti” residenti (stranieri, immigrati, statunitensi)?

La base USA darà problemi gravi a Vicenza e ai vicentini.

Falda

E' una delle più ricche d'Europa, serve Vicenza città e sud, Padova. La falda featica è presente di meno di 2 mt. dal piano di campagna. Sopra intendono costruire le caserme della nuova base. Non abbiamo garanzie che saranno seguite le procedure di sicurezza previste dalle varie normative Europee. Nessuno ha accesso all’ area militare e neppure il sindaco sembra avere gli strumenti per effettuare ispezioni e verifiche. I carburanti dei numerosi veicoli, i solventi e i coloranti delle officine, altre sostanze belliche e non dichiarabili, cadendo al suolo (poco a poco ma in continuità), sia pure involontariamente, col tempo si infiltreranno nell'acqua potabile sottostante. (Naturalmente vale la premessa che anche noi non siamo privi di responsabilità nel rispetto dei beni comuni).

:
Depositi NBC.  Nei progetti sono previsti alcuni depositi N (nucleare), B (batteriologico), C (chimico).

Impianti elettronici.

Dai progetti risulta una presenza rilevante di impianti di questo tipo che, specie per chi abita attorno alla base, potrebbero creare campi elettrici ed elettromagnetici.

 

 Viabilità.  Dalla lettura dei progetti è perevista la presenza di box, rimesse, ecc. per almeno 2000 veicoli e altri mezzi militari. La zona, già una delle più inquinate e di rilevante intensità di traffico, potrà avere fino al raddoppio di questi fattori negativi.

E’ incontrovertibile l’inconciliabilità ambientale. Il danno che ne verrebbe alla città è irrimediabile e non mitigabile. Allora, proprio per il bene della città, e proprio adottando un atteggiamento costruttivo e responsabile, riteniamo che non si possa semplicemente “ voltare paggina" o "metter una pietra sopra", come si usa dire a Vicenza.


Una cosa è fondamentale: non si possono chiudere gli occhi di fronte alle ingiustizie locali o globali appellandosi ad un preteso “realismo”, sbandierato come fosse una manifestazione di saggezza politica, invitando a ricercare delle compensazioni rispetto ai danni, la cui misura non è ancora del tutto calcolabile. Questa è la strategia del fatto compiuto, che invita alla rassegnazione. Noi pensiamo invece che l’ingiustizia resta “ingiustizia”, il danno un “danno”. Non si può ripagare con un’altra moneta che non sia giustizia e riconoscimernto dei diritti.

Riconosciamo che il conflitto rappresenta una qualche forma di disordine nella vita cittadina, ma vediamo nella sua manifestazione qualcosa di positivo e costruttivo. Non si può accusare del male chi lo denuncia, chi ne è preoccupato seriamente fino a spendersi nella lotta. Del tutto negative sono invece l’indifferenza, la rassegnazione, l’accomodamento egoistico. Un male (un problema) bisogna prima di tutto riconoscerlo e poi curarlo, non accettare di “conviverci” o lasciarlo sviluppare fino ad esperire il peggio. Per quanto ci riguarda noi non ci rassegniamo. Amiamo la nostra città e sentiamo il dovere e la responsabilità di preoccuparci per il suo futuro. Per condurre la nostra lotta abbiamo scelto un metodo che vuole essere coerente con il fine, il metodo di Gandhi: la nonviolenza attiva. Siamo armati di nonviolenza. Gandhi la chiamava anche Satyagraha, significa "forza della verità", ovvero "forza che proviene dall'insistere sulla verità. 

La tormenta arrivata sulla città, e che ha nome “questione Dal Molin”, è una lezione per tutti i vicentini e non può essere rimossa così facilmente. Non appartiene ancora al passato: è il presente con cui dobbiamo fare i conti. Abbiamo sperimentato una scandalosa assenza di trasparenza e di partecipazione, la mancanza di verità, il disprezzo delle regole basilari su cui si fonda una vita comunitaria, l’incertezza del diritto, la sfiducia nelle istituzioni. Sostanzialmente è una esperienza di lontananza delle istituzioni dalla gente. Non si può archiviare. Bisogna trovare un rimedio, invertendo la tendenza.

Diciamo di più: la stessa attenzione puntata sul Dal Molin, cioè su un pezzo di teritorio vicentino va estesa a tutto il resto del territorio (con le debite proporzioni). La Ederle (612 mila mq.), come le nuove  costruzioni edilizie effettuate negli ultimi anni, ha quasi raddoppiato la sua potenzialità edificatoria senza alcuna comunicazione al Comune. Così pure il Villaggio della pace (esteso quanto metà della Ederle), una volta area civile, aperta al pubblico fino alla fine degli anni ‘80, territorio vicentino all’improvviso circondato da una rete e diventato territorio militare, senza informare la città. Oggi vi stanno costruendo nuovi alloggiamenti per la truppa, nuove scuole per i figli dei militari (1500 studenti circa) e attrezzature sportive. E siccome la Ederle ha esaurito gli spazi per i parcheggi interni, a causa della recente intensa

attività edilizia, è in progettazione pure un parcheggio di interscambio vicino al casello di Vicenza Est, dove servizi di bus-navetta preleveranno i lavoratori diretti alla Ederle. La cittadinanza è stata informata? Tutto questo è un bene per la nostra città? E sul fronte della speculazione edilizia civile: Il nuovo Tribunale con il contorno previsto di costruzioni ad uso commerciale non è meno invasivo dal punto di vista ambientale e viabilistico. Che dire del nuovo Stadio e della Città dello Sport? Quando si potrà discuterne in maniera pubblica?

Noi per primi non vogliamo che l’attenzione al dal Molin serva a depistare e distogliere da altre questioni non meno importanti come il PAT.

Siamo convinti che anche il nuovo Piano di Assetto Territoriale debba essere coerente con i principi dello Statuto, porsi in modo serio e responsabile rispetto alla questione fondamentale: il FUTURO della città di Vicenza. Dentro il PAT deve essere considerata la militarizzazione che soffoca il territorio. Gli amministratori sembrano arrendevoli e accettano che le infrastrutture progettate siano in funzione delle strutture militari e non in funzione dello sviluppo sociale e della qualità della vita (art. 3).

La vicenda Dal Molin ha provocato un risveglio della città. Pensiamo alle migliaia di persone, seriamente preoccupate e coscienti della posta in gioco, che in questi ultimi anni hanno partecipato a forme di protesta e in vario modo si sono attivate, esigendo di essere informate ed esprimendo la propria contrarietà. Pensiamo ai 24.000 cittadini che si sono presentati spontaneamente alla Consultazione autogestita del 5 ottobre 2008! Ora qualcuno vorrebbe un patto di rinnovata sonnolenza? Noi auspichiamo che questo risveglio (cioè civile complessità dei problemi politici e amministrativi di questa città.

I cittadini hanno il diritto-dovere di partecipare anche alla definizione del Piano Strategico facendo valere ipotesi di lavoro e programmi che, nella progettazione e soluzione dei problemi, puntino ad un altro tipo di sviluppo: sostenibile e non militarizzato; ad un altro tipo di economia: più civile, ecqua e solidale; ad un altro tipo di urbanistica: attenta alla qualità del costruire e alla tutela dei beni comuni; ad un altro assetto del territorio: pensato non per aumentare le occasioni di profitto per le grandi imprese costruttrici, ma per migliorare il tenore di vita delle persone e agevolare i rapporti civili all'interno della comunità.

Vicenza, 22 luglio 2009

amoVICENZA

Casa per la Pace

Contrà Porta Nova 2 – 3600 Vicenza

Tel. 0444 327395 – fax 0444 327527

casaperlapace@gmail.com

Aderiscono al Tavolo della Consultazione

AltraVicenza, ASOC, APRIRSI, Associazione Vicenza Capoluogo, Beati i Costruttori di Pace, CGIL, Circolo Gramsci PRC-Vicenza, Comitato Immigrati S. Pio X, Comitato Più Democrazia e Partecipazione, Coordinamento Comitati Cittadini, Comitato per l'Aeroporto Civile, Coordinamento Cristiani per la Pace, Coordinamento dei Soci di Banca Etica-Circoscrizione di Vicenza, Deliberamente, Donne in Rete per la Pace, Ecoistituto del Veneto, Emergency, EquiStiamo, Famiglie per la Pace, Federazione Verdi Vicenza, Festambiente, Fileo Onlus, Fronte della Cultura, Granello di Senape, Gruppo Presenza a Longare, Laboratorio della Convivenza Civica, L’Eco della Sostenibilità, Legambiente, Movimento dei Consumatori, Movimento Gocce di Giustizia, MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione), Movimento Nonviolento, Operatori Sanitari per la Pace, Pax Christi, Progetto Sulla Soglia (Coop. Soc. Tangram, Rete Famiglie Aperte, Coop. Soc. Insieme), Rete Lilliput, Sinistra Democratica, Unicomondo.

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