Sono il Circolo PRC-FdS di Torri di Quartesolo (VI). Sono nato il 25 settembre 2011, da un gruppo di compagni indignati, che si prefigono di cambiare lo stato delle cose atuali. Il mio scopo è di farmi portavoce delle vertenze dei movimenti cittadini che riguardano il territorio nord-est vicentino, (Quinto Vicentino, Monticello ConteOtto, Longare, Grumolo delle Abadesse, Caldogno, Bolzano Vicentino, Camisano Vicentino). Affronto tematiche in campo ambientale e sociale e faccio mie le lotte per
Daniele Nalbone, "Liberazione", 16 febbraio 2011
Il 15 febbraio
2010 le baracche del campo rom Casilino 900 venivano distrutte per sempre sotto le braccia meccaniche delle gru. A un anno esatto di distanza, il Report Casilino 900, parole e immagini di una
diaspora senza diritti realizzato dall'Associazione 21 Luglio e presentato alla stampa ieri mattina all'auditorium Unicef mostra il fallimento del Piano Nomadi di Alemanno e ne denuncia la
politica discriminatoria nei confronti delle comunità rom. «Nei villaggi attrezzati creati del Comune di Roma dopo lo sgombero dello storico campo - denuncia Carlo Stasolla, presidente
dell'Associazione 21 Luglio - l'elemento più problematico sono i minori, i più colpiti dallo sgombero pubblicizzato come "trasferimento"».
Il dossier spiega di container di una ventina di metri quadrati dove vivono nuclei familiari composti anche da dieci persone e dove i bambini sono costretti a dormire per terra, di un sistema
fognario mal funzionante, di una convivenza forzata tra diverse etnie, di criminalità, prostituzione, droga. «I campi sono lontani dal tessuto urbano - continua Stasolla - lontani dalle scuole,
dagli ospedali, dai supermercati, dai servizi essenziali. Insomma, lontani dai diritti». Un racconto che stride con le immagini di propaganda istituzionale raccolte in un video che si trova sul
sito Alemanno 2.0 (duepuntozero.alemanno.it) che mostra a distanza di un anno un sindaco, caschetto anti-infortunio in testa, osservare soddisfatto la demolizione delle baracche e sancire in
mezzo agli applausi quella che venne definita «una vittoria della legalità e della solidarietà». Quel giorno i 618 rom di Casilino 900, tra cui 273 minori, furono trasferiti «provvisoriamente» in
quattro villaggi attrezzati e in un centro di accoglienza. Sul tavolo degli accordi con la comunità la dichiarazione di impegno "Casilino 900, figli di uno stesso padre" che, in data 20 febbraio
2010, porta la firma del sindaco Gianni Alemanno, dell'assessore alle Politiche sociali Sveva Belviso e del prefetto Giuseppe Pecoraro in cui si è messo nero su bianco la volontà di portare
avanti un programma di sviluppo e di integrazione basato sui seguenti punti: educazione, lavoro, casa, politiche giovanili, assistenza sanitaria. «Ma di tutte queste promesse nemmeno una è stata
mantenuta» denuncia Giuseppe Salcanovic, uno dei rappresentanti del Comitato Ex Casilino 900, che oggi vive nel campo ufficiale di via di Salone. E a testimonianza di quanto i diritti dei minori
non vengano presi in considerazione dal Piano Nomadi, Giuseppe racconta: «i miei figli arrivano a scuola tutti i giorni con almeno un'ora di ritardo e spesso sono costretti a uscire prima della
fine delle lezioni per poter prendere il pulmino che li riporta a casa. Quando abitavamo a Casilino 900 questo non accadeva: io portavo i miei figli a scuola e la frequenza scolastica non ne
risentiva». Anche Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, giudica il Piano Nomadi «una risposta sbagliata che ha relegato le comunità rom ai margini del tessuto urbano e che
coniuga l'idea che i diritti siano da ostacolo alla sicurezza». Gli abitanti del campo Casilino 900 sono stati spostati da un insediamento urbano dove vivevano da oltre 50 anni, tra varie
migrazioni e spostamenti, riuscendo a instaurare un legame con il tessuto cittadino circostante. Negli ultimi anni, di domenica, veniva aperto anche un mercatino che permetteva ad alcune famiglie
di avere un introito per le spese quotidiane. E se l'Associazione 21 Luglio chiede all'amministrazione comunale «una revisione dell'impianto del Piano Nomadi attraverso la promozione di reali
politiche di inclusione sociale», il report nel quale è contenuta un'accurata storia del campo dagli anni cinquanta fino ad oggi mette in luce le responsabilità bipartisan sulle politiche
discriminatorie. Criminalizzazione e colpevolizzazione, creazione di un allarme sociale fondato sulla paura del diverso, richiesta e utilizzo di misure in stato di emergenza che consentono
l'erogazione di ingenti fondi, costruzione di nuovi "campo nomadi" e gestione dei fondi stanziati. Questo il copione che segue, da decenni, la "politica sociale" nei confronti dei rom.