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5 aprile 2013 5 05 /04 /aprile /2013 13:27

 

Irene Rui - Viale Torino come via Anelli(?), forse non è proprio così. Chi transita per quella zona scopre innanzitutto un grigiore e una freddezza grazie ai palazzi che si ergono grigi e spenti sul quartiere e all'area dismessa della Domenicheli, demolita ma lasciata a se stessa; vede una forte presenza di stranieri fuori sui marciapiedi di via Firenze, dovuta anche allo stato di disoccupazione in cui versano o di precarietà del lavoro, ma anche alla presenza di esercizi nati per fornire i servizi da loro richiesti. Un area abbandonata a se stessa, isolata e poco illuminata di notte, dove i residenti stranieri hanno occupato il posto di quelli italiani emigrati in altre zone proprio per lo stato della zona, che è diventata appetibile meta di spacciatori e tossicodipendenti. In via Torino dove infatti, hanno sede uffici e attività di servizio, non esiste vitalità e questo certo non aiuta il quartiere, dove di note domina l'oscurità, e sembra la periferia degradata di tante grandi città. Fomentare però, la paura per la presenza di immigrati, che precludono poi, con la loro sosta nei marciapiedi, il passaggio ai cittadini, o pensare che non si può percorrere le vie a piedi o in bicicletta poiché sono in agguato probabili aggressioni è eccessivo. Almeno non ci risulta che sia proprio così. Ciò nonostante rimane il disagio di un quasi ghetto, di cui i residenti si lamentano. La soluzione per questo problema non è certo con l'eccessivo uso della presenza di polizia, che potrebbe essere una soluzione momentanea, ma che non aiuta certo a debellare lo spaccio. Si dovrebbe forse, innanzitutto, rivitalizzare la zona, incentivare la presenza mista italiani e stranieri, con l'uso di mediatori culturali e sociali al fine di arrivare ad una integrazione-interazione tra cittadini; togliere gli elementi di degrado (che non sono certo i cittadini stranieri e le loro attività legali) trasformandoli in centri vivi e frequentabili dai residenti e dalla città, senza necessariamente porre nuovo cemento. Rendere quindi, il quartiere meno isolato, più a contatto con la città e questo può essere fatto anche con una trasformazione della viabilità, rendere il viale fruibile e non solo, un parcheggio. Per risolvere poi, la questione dello spaccio - dovuto non solo della morfologia del quartiere, ma anche allo stato lavorativo precario dei residenti in cui è facile cadere in stato di bisogno nell'illegalità - si dovrebbe utilizzare mediatori e assistenti sociali o anche volontari, che intervengono sul posto, al fine di aiutare i piccoli spacciatori e i clienti, a trovare un'alternativa alla microcriminalità o quanto meno disturbare il commercio. Lodevole il lavoro fatto a loro rischio, dalle due eroine di viale Torino, queste però non devono essere lasciate sole dalle istituzioni, ma aiutate a risolvere la questione, che non è solo polizia da siringhe e stupefacenti, e intervento del nucleo operativo anti droga, ma anche sociale. Vi deve essere una sinergia tra le forze dell'ordine e il servizio sociale, poiché altrimenti il loro lavoro diventa poco utile.

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