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13 maggio 2012 7 13 /05 /maggio /2012 11:38

di Guido Zentile pubblicato su VicenzaPiù numero 234

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Spesso nel contestare e criticare una grande opera, in particolare infrastrutturale, ci si limita a valutare l’impatto che questa ha, e sostanzialmente avrà una volta che sarà attiva e funzionante.

Ma non viene dato sufficiente risalto e attenzione alle opere di cantierizzazione, e agli interventi che compongono le varie fasi di costruzione, i quali, sommati tra loro, comportano un consumo di territorio e di sfruttamento ambientale a livello esponenziale. Non è solo una questione di superfici occupate, tali ad arrivare al doppio di quella che sarà la superficie occupata dall’infrastruttura, o di ettari di terreno utilizzati temporaneamente, e irrimediabilmente compromessi, per allestire l'area logistica, ma va ad aggiungersi la continua movimentazione dei mezzi, nei cantieri, da e per i cantieri, in mezzo alla gente, attraverso la campagna, fra le contrade isolate (con l'occasione non più dimenticate). Questo è lo sviluppo che dobbiamo digerire.

I cantieri della Pedemontana Veneta, da poco aperti, sono la reale rappresentazione di tutto questo. Un'infrastruttura stradale, che come già visto, e dimostrabile, sulla Valdastico Sud, invade e distrugge ettari di campagna, non solo in superficie, alterando l'ecosistema, ma anche nel sottosuolo, intaccando irrimediabilmente l'equilibrio idrico.

Contralonga in quel di Levà di Montecchio Precalcino, una strada che attraversa un gruppo di case e finisce in campagna. Il paesaggio rurale della pianura vicentina: la frazione, o il piccolo capoluogo, e attorno le contrade che spesso trovano il nome dalla strada vicinale, o dalla storica famiglia che vi abitava, o vi abita ancora.

Già oggi questa caratterizzazione, costituita da una cortina di edifici a blocco, che ha già subito, e sta subendo, uno snaturamento a causa dell'incidenza degli strumenti urbanistici, i quali hanno permesso, e permettono tutt'ora, di edificare, anche deregolamentando (vedi Piano Casa L.R. 13/2011), ora con l'arrivo della benefica e salutare Pedemontana, si plana sulla totale cancellazione di un sistema territoriale - sociale. Qui la campagna rappresenta un alto valore aggiunto, con coltivazioni di pregio, seminativi, arborati e vigneti, e naturalmente l'acqua - fonte di vita - superficiale, con un'interessante rete di rogge e canali, utile per l'irrigazione, e in profondità, con le falde che alimentano il sistema idrico della zona.

Ebbene sì, alla fine di Contralonga, ai margini della campagna, c'è il cantiere. Scavi (meglio definirli sventramenti), riporti de terra, platee in calcestruzzo già realizzate, spezzoni di tondini in acciaio ivi depositati, il tutto all'interno di un'immensa distesa di ghiaia e di materiale inerte.

In confronto le epiche invasioni barbariche, che calpestavano la campagna, erano una carezza. Con la Pedemontana l'erba non cresce proprio più.

Già da questo primo assaggio sui primi cantieri, ci si rende conto dell'ulteriore macelleria, fra le tante macellerie, a cui stiamo andando incontro. Se c'è chi pensa che lo sviluppo economico e sociale della Regione Veneto, transita lungo la Valdastico Sud, lungo la Pedemontana, sta in Veneto City, come sta in Marco Polo City, l'incognita (x) equivale ad un depauperamento del nostro territorio, ed a una caduta di principi ed identità della sua gente.

 

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