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6 maggio 2012 7 06 /05 /maggio /2012 20:06
 

 

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Guido Zentile* - In questi giorni il dibattito sulle infrastrutture della nostra provincia è stato particolarmente acceso nei vari appuntamenti, ed incontri, al "Festival della Città Impresa", inizitiva che da qualche anno riunisce imprenditori, analisti, studenti, per argomentare sul rapporto fra territorio, città e impresa. Vista naturalmente, dalla parte degli imprenditori, e di un sistema che vede fortemente unito il mondo della scuola e dell'impresa.

 

Non vista però, dalla parte dei lavoratori (merce da spremere), e di quel che resta della fabbrica, perchè oggi la fabbrica viaggia, e i nostri imprenditori lamentano la mancanza di infrastrutture, sopratutto ferroviarie.

L'occasione è stata la presentazione del libro "Ultima fermata Treviglio. Perchè la TAV non arriva a nord-est", di Paolo Possamai (direttore del Il Piccolo di Trieste), venerdi pomeriggio 4 maggio, al CUOA, a villa Morosini in quel di Altavilla Vicentina.
Un momento nel quale si è discusso della necessità e dell'opportunità di dotare la Regione Veneto, di un sistema ferroviario ad alta capacità, senza sprechi, e costi assurdi, ma con tempi certi, e con un chiaro e preciso impegno politico.
Solite cose, soliti discorsi, si blatera tanto, ma fatti concreti pochi. E della rete esistente ce ne dimentichiamo? E' proprio necessario costruire nuovi attraversamenti ferroviari, cementificare ancor di più il nostro territorio, ormai giunto ad uno stato di implosione?
A Vicenza il treno arriva, anzi lo si vuole far arrivare, male. Lo spezzattino ferroviario, la frammentazione in più enti delle Ferrovie dello Stato, ha comportato ad una politica di dismissioni e smantellamento di un sistema, che pur con i suoi problemi, rendeva vitale e funzionale un insieme di strutture e persone, che reggevano una rete di trasporto.
Perchè non si recupera, si ristruttura, si adegua, si rende efficace tutto questo? I mezzi e la teconologia di oggi ce lo permetterebbero, a costi contenuti, ma manca la volontà, la volonta politica di dare un servizio alle imprese (visto che si parla di imprese), ai lavoratori, ai quei pendolari che si avventurano quotidianamente sui nostri treni. Si razzola male investendo su un'ipotetica alta velocità, e nello stesso tempo tagliando o riducendo il servizio, con opere ed interventi, da spreco, che creano disagi ed allontanano l'utenza dal treno.
A che serve il maquillage della stazione di Vicenza, nell'ambito del progetto "100 Stazioni", quando ancora oggi non si vuole far fermare il treno DB-OBB Venezia - Monaco, anzi (ed ecco lo spreco) lo si preferisce fare viaggiare vuoto tra Venezia e Verona per il ricovero in sicurezza (?) dei mezzi?
E i due binari in affiancamento agli esistenti, tra Padova e Mestre, una breve tratta per soddisfare un rango di velocità più elevato, quando poi all'ingresso della stazione di Padova ci si trova in un imbuto?
Insomma, opere di facciata, opere impattanti, realizzate, e che si vorrebbero realizzare, ma che hanno portato al depauperamento della rete esistente, rete che dalla nascita ha unito il Paese e ora lo sta disunendo. L'alta velocità non-stop non unisce l'Italia, nè quella di Trenitalia, nè quella di NTV (i treni di Montezemolo). Le nostre città, tutte, reclamano un servizio che le renda partecipi di un sistema trasportistico integrato ed efficace, che permetta di essere collegate tra loro, sia nei servizi vicinali, sia in queli di media e lunga percorrenza, merci comprese.
Nel frattempo Vicenza attende la SMFR (Sistema Metropolitano Ferroviario Regionale).
E oltre Treviglio (verso est) permane l'ignoto.
 
*responsabile dipartimento ambiente, territorio e mobilità sostenibile - PRC-FdS - Federazione di Vicenza

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