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8 gennaio 2013 2 08 /01 /gennaio /2013 13:51

benicomunidi Franco Frediani
Scrivere di politica non è facile di questi tempi. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo, con l'onestà di chi vuol cambiare le cose chiamandole con il loro vero nome. E' il momento in cui tutti i gatti sembrano bigi, tutti i partiti eguali nell'accezione negativa del termine. Eppure così non è... Bé, iniziamo a dipanare la matassa. Tre punti tre, sui quali porre l'accento; passaggi fondamentali per capire e far capire quali sono o possono diventare, le differenze palpabili, vere, sostanziali delle "proposte" finora messe all'attenzione. Risulta evidente come ci sia e non da ora, un reale tentativo di cambiare il panorama politico e le aspettative di molti cittadini. La fotografia del momento ci consegna un frenetico tentativo di riportare al successo la galassia rappresentata dalle forze di chiaro stampo centrista, in modo, oltretutto, da tagliare le ali ai "non allineati".

Un centro che tuttavia è diviso in fazioni, capitanate da interessi ("personali" o ben al di sopra del "singolo interesse"), con personaggi che sovente si ergono a padri-padroni degli stessi partiti. La realtà ci consegna un quadro economico-sociale che purtroppo ha evidenziato un profondo peggioramento della crisi in atto da anni. Una crisi alla quale, volutamente, sono state date risposte più negative di quanto potessimo immaginare. Nell'intervista al Messaggero di ieri, (lunedì 7 gennaio, ndr), Bersani afferma di individuare il vero nemico in Berlusconi, e questo è un modo di depistare e alterare ancora una volta la realtà. Il padrone di Mediaset ha rappresentato sicuramente una delle peggiori pagine della nostra storia politica e sociale, ma è stato pure il personaggio che ha facilitato la strada di Mario Monti! Dell'ex premier sappiamo ormai molto (ahimè) e, come se non bastasse, sappiamo anche che sarà proprio Lui a riproporre quelle nefaste politiche liberiste che hanno portato il paese ad un punto drammatico. Niente è dato per scontato, ma sicuramente vediamo difficile la riproposizione di un successo elettorale per una rediviva alleanza PDL-Lega. Nessuno è fesso, come si suol dire, ed anche il più miope saprebbe vedere e intuire che la vittoria alla quale lo stesso Monti ambisce, passa per l'aggregazione delle forze centriste. In quest'ottica c'è chi cerca di demonizzare Berlusconi richiamando ancora una volta l'attenzione sul "voto utile", che in verità non si capisce dove sia e quale sia. La maggior parte delle forze politiche, e delle liste nelle quali sono coalizzate, mostrano la chiara intenzione di continuare nel solco delle politiche neoliberiste di Monti. Avere come avversario politico Berlusconi e non Monti è solo un controsenso! "Il mio avversario è Berlusconi, la Lega, le curvature populiste di un movimento come quello di Grillo, che interroga anche me", afferma incredibilmente Bersani; ma non disdegna affatto di sottolineare che Monti, "è un competitor" che dopo il risultato delle elezioni ha "assolutamente" intenzione di chiamare in plancia di comando (con quali compiti non è dato saperlo, ma queste sarebbero le sue intenzioni!). Uno strano doppio gioco, quello del candidato premier ed attuale segretario del PD, che vorrebbe una competizione dentro lo stesso centro invitando a tagliare le ali agli oppositori del Montismo e del liberismo. Niente sinistra quindi; chiede solo "chiarezza al centro" con il quale manifesta l'intenzione di rapportarsi. Come si può chiaramente vedere, l'intenzione è quella di contrastare Berlusconi (che ora come ora sembra auto-contrastarsi da solo!) per condurre in porto una politica da discutere attraverso un confronto al centro. A questo punto il quadro risulta palesemente diverso; da una parte la grande competizione al centro, e dall'altra la netta contrapposizione di Rivoluzione Civile, senza dimenticare, pur con tutte le cautele del caso, l'M5S di Grillo. Parlavamo in apertura di un quadro non edificante, almeno visto dall'esterno, dalla parte del Cittadino, e ciò è dovuto alla frenetica campagna acquisti che registra il cambio di "maglia" di non pochi professionisti della politica... Nel "grande centro" che si scompagina e si riunisce, si frammenta e si ricompone, sinceramente ci resta difficile individuare i contorni chiari di certe scelte. Cosa che non si può certo dire per Rivoluzione Civile, dove Ingroia sta certosinamente prestando attenzione a promuovere l'impegno attivo (in qualità di candidati..) di personaggi da tempo "riconosciuti" per il lavoro e l'impegno sociale svolto. Si parla della direttrice di Libera, Gabriella Stramaccioni, di Franco La Torre, figlio del dirigente del PCI ucciso dalla mafia, del giuslavorista Giovanni Alleva, di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano Cucchi scomparso in circostanze non ancora definite ma dai connotati precisi che rimandano a responsabilità finora “occultate” da chi di dovere; di Antonio Di Luca, operaio e sindacalista Fiom nella Fiat di Pomigliano d'Arco. Altrettanto significativi i nomi che circolano riguardo ad un coinvolgimento attivo per Salvatore Borsellino, o come per Nicoletta Dosio, da tempo impegnata nelle lotte del movimento No TAV... La lista sembra allungarsi ogni giorno di più e dimostra la volontà di rendere veramente partecipe, non solo la politica organizzata, ma l'intera società "civile". In questo contesto si consolida comunque il dato di fatto di un cambiamento radicale della proposta politica, seguita dal coinvolgimento di attori protagonisti che siano motivati e sappiano mostrare una reale determinazione nel portare avanti una vera alternativa. Si tratta di una proposta nuova che si contrappone ad un liberismo ormai non più sostenibile. Il vento nuovo che si sta levando, sta oltretutto evidenziando una crescita di consensi che mai si era vista prima d'ora. Non si ricorda infatti, una crescita in tal senso ed in questa misura, da parte di una forza politica (uno schieramento o lista come dir si voglia) dal momento della sua nascita. Si parla ovviamente di sondaggi e come tali vanno presi, ma questa volta sarà certamente più difficile, almeno con queste premesse, far tacere quella voglia di riscatto e di cambiamento che da tempo sta chiedendo il paese.

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